sabato 1 dicembre 2012

Tribolazioni da dottorando

Ehilà! Sopravvissuta all'ultima fatica posso finalmente riprendere uno dei miei hobby preferiti...blogger permettendo...che oggi funziona peggio del solito. Ho appena consegnato la tesi di dottorato, un vero e proprio lavoraccio di 161 pagine scritte in inglese. Si vabbè, bisogna conoscere l'inglese bene, benissimo, e a giudicare da alcuni brani che ho avuto modo di apprezzare negli ultimi mesi, le blogosfere sono piene di gente che scrive, o che afferma di saper scrivere, in un inglese quasi shakespeariano. E però, sfornare cinque capitoli in una lingua che non è la propria rimane sempre e comunque una faticaccia e, la cosa che più ti dà fastidio è che per quanto ti sforzi di essere preciso qualche errore ti scappa, non c'è niente da fare. Del resto si verificano immancabilmente le stesse dinamiche. Lo studente o dottorando inizia a scrivere il lavoro mesi prima della consegna, con un certo margine che dovrebbe permettergli di finire per tempo tutto, senza arrivare in amministrazione all'ultima ora dell'ultimo giorno disponibile con i capelli scompigliati e gli occhioni cerchiati di blu. Se non fosse che il pc sul più bello decide di non funzionare, la conversione dei file in pdf ti causa disastri e imprevisti a iosa, con figure che non si sa perché spariscono, caratteri che cambiano e tabelle che diventano trasparenti. E questo è niente rispetto al tempismo del supervisore. Il supervisore è quell'entità semidivina alla quale consegni il lavoro capitolo per capitolo, a partire dal mese di giugno/luglio, all'incirca cinque mesi prima della scadenza dei termini; è la tua guida sicura che immancabilmente inizia a correggere la tesi una volta che gli hai consegnato tutto, ma proprio tutto, compreso indice e note, e che, se ti va bene, due giorni prima della scadenza ti dà le correzioni da fare, se ti va male, non ti corregge nulla, ti dice semmai che il lavoro va grosso modo bene e che però devi prestare attenzione alla grammatica. Dopodiché peschi il post-doc di madrelingua inglese che si offre di dare uno sguardo a quello che hai scritto (e si offre lui spontaneamente, senza alcuna forma di invito o di preghiera), che dopo ore e giornate di ripensamenti se ne esce mettendoti semplicemente in grassetto alcune frasi del primo capitolo (nessuno si spinge nelle correzioni più in là del primo, massimo secondo, capitolo) e dicendoti di cambiarle in modo tale da renderle più fluide e scorrevoli, abbandonandoti così al tuo destino. Ma l'importante è finire, tutto il resto si dimentica. Non si può proprio evitare di arrivare alla fine sfiniti, depressi e con un bel "vaf..." stampato in fronte. Comunque non nego di essere stata molto fortunata, alla fine è andata.

6 commenti:

  1. E questo è l'importante, alla fine, tesoro. Comprendo le tribolazioni che hai patito e non posso che essere solidale. Adesso gioisco con te.
    Un abbraccio e ancora congratulazioni.

    Annarita:)

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  2. Complimenti Lucia!! E... Hai proprio ragione: chissà perchè, è sempre così, sempre all'ultimo momento, sempre con qualche imprevisto... Probabilmente fa parte del gioco! ;-)

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  3. Non sono del settore, ma posso immaginare l'enorme lavoro con tutti gli annessi e connessi del caso.
    Brava e complimenti Lucy!

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  4. Grazie di cuore ragazze, un bacione a tutte:)

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  5. Un po' in ritardo ma mi unisco ai complimenti!!!

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