sabato 14 luglio 2012

quando una pubblicazione scientifica diventa poema...

La scienza si fa spesso musa di poeti, scrittori e pittori e a volte, gli stessi scienziati, sospinti dal sacro fuoco dell'ispirazione, rivestono ruoli un pò inusuali. E' il caso della professoressa dello Smith College, Mary E. Harrington, autrice, della prima, anzi no, della seconda poesia mai apparsa sulle pagine di una rivista strettamente scientifica: si tratta del Journal of Biological Rhythms (il numero di giugno del 2001) e la poesia è dedicata alle alghe bioluminescenti Gonyaulax polyedra.
If the lazy dinoflagellate
should lay abed
refuse to photosynthesize,
realize:
the clock will not slow

but it will grow fait
    weaker
        weaker

barely whispering at the end
    ”rise”
        ”rise”

to little effect.
The recalcitrant Gonyaulax
arms crossed
snorts
“No longer will
they call my life
(my life!)
‘just hands’.
I am sticking to the sea bed!”
(link)

Come già accennato, c'è un precedente esempio di poesia finita sulle pagine di una rivista scientifica. L'autore è un fisico australiano, un certo J. W. V. Storey e l'articolo, pubblicato sui Proceedings of the Astronomical Society of Australia, si intitola "The Detection of Shocked Co/ Emission from G333.6-0.2". Dall'abstract leggiamo che:
"This paper is published as a 38 stanza poem. The main results are: In 1980, from the plane, he found it in Orion, but no more CO could he find despite long hours of fly in'. And so, he searched for southern sources of this shocked H2 and found it, in G 333 point six, minus, nought point two. Intensity is really weak: it's two point nought by ten to the minus eighteenth power (in watts per square cm).That's thirty times as weak as we detected in Orion. No wonder it took several years of concentrated try in'. (link)"

L'articolo, pubblicato nel 1984, è stato in realtà il veicolo di un'originale vendetta, come si può comprendere da una nota scritta a mano sulla prima pagina del "paper-poem" - che potrete vedere cliccando qui - e, ancora più chiaramente, dai versi introduttivi:

I wrote my abstract, sent it in,
With words that don’t offend.
Imagine my horror to find that I
Am scheduled at the end.
Let me say, to be last speaker,
There are very few things worse.
And so this talk, to get revenge,
Will be entirely in verse.
The subject I address today
Is that of star formation.
And what we’ve found out recently
About the situation.
Stars start out as clouds of gas and
Dust and bits of spinning stuff.
Collapsing gravitationally
Until they’re dense enough.
They form themselves in little lumps,
(Or so says this bloke Jeans).
‘Dynamic Instabilities’
Whatever that term means.
...
(clic)
Converrete che si tratta della classica burla di uno scienziato un pò pazzo che però aveva le sue ottime ragioni.

Ultima segnalazione: i finalisti del "Limerick Contest" organizzato dalla APS (American Physical Society). Uno lo riporto qui:
May the Force Be With You
by David Morin, Eric Zaslow, E'beth Haley, John Golden, and Nathan Salwen
On a merry-go-round in the night,
Coriolis was shaken with fright.
Despite how he walked,
'Twas like he was stalked,
By some fiend always pushing him right.
...E anche questa è scienza :)

Letture consigliate: The Art of Scientific Investigation by William Ian Beardmore (WIB) Beveridge.

2 commenti:

  1. Nel più piccolo primo
    s'annida in radice
    un universo grandioso
    lei che è ambasciatrice
    ci avverte di metterci
    l'animo in pace
    non c'è frazione eguagliante
    lei stessa moltiplicata per sè
    che dia due per intero

    nel piano più semplice
    ritagliato da distesa infinita
    terna di punti equilatera
    messere apotema ci avvisa
    lui metà di radice di tre
    secondo dei primi infiniti
    non sarà mai generato
    dal rapporto fra interi

    nel nodo mirabile
    che stringe lo spazio
    tra due parallele
    fino a farne pentagono
    il terzo dei primi e dei dispari
    ci mostra il connubio
    fra il cinque e l'aurea sezione

    Così senza trucco nè inganno
    con sotterranee propaggini
    i primi sfidano l'umana ragione
    restia a contemplare l'irrazionale
    i primi sono figli divini a umani donati
    chè noi si possa accoppiarli

    e farne trascendenti rapporti
    labirinti inviolabili gorghi splendenti
    ghirigori trine e ricami impalpabili
    incommensurabili mete e percorsi
    tesi fra spazi indicibili

    duetrecinquesette
    undicitrediciediciassette
    e poi gl’infiniti seguenti
    occhieggianti e furtivi

    nella ressa dei numeri interi
    nella folla dei vocianti composti
    nascosti con astuzia di spia

    voi numeri primi siete perfetti
    come candidi gigli dagli stami dorati

    puri come atomi ultraterreni.

    Un saluto, Marco Sclarandis

    marcopuntosclarandisattiscalipuntoit

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  2. Ciao Marco, grazie per la bellissima poesia

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