mercoledì 16 novembre 2011

Diario breve

- architettura sovietica
- guardiola con sbarra (all'ingresso dell'hotel e all'ingresso dell'istituto)
- temperature giornaliere: -8/-1°C
- sottilette alla cipolla
- solo bagni alla turca (per scaricare usare il secchio nel lavello)
- Signorina dell'AFM supponente
- i manufatti in cuoio sono stupendi 

Passando a tutt'altro Cla ci segnala questo: VIAS - Virtual Institute of Applied Science; con tanto di free ebook tipo questo: The Chemistry of Paints, o questo: Lectures on Physics di Benjamin Crowell. :)

lunedì 14 novembre 2011

Ciao!

Mancano poche ore alla partenza...me ne vado, emigro, sì! Sono un "mezzo cervello" in fuga!
No, non preoccupatevi, starò via per un mesetto e poi, forse, torno. Il posto dove andrò è questo qui.
Vi lascio con un paio di video e ...vabbè, se avrò un pò di tempo posterò qualcosina anche da lì. Bye:)

I video sono tratti da OpenLearn (The Open University)

sabato 12 novembre 2011

Alla ricerca delle leggi perdute

Leggo sulla pagina Dielectric di wikipedia, nella sezione "Dielectric relaxation":

"The number of possible wavelengths of emitted radiation due to dielectric relaxation can be equated using Hemmings' first law (named after Mark Hemmings)
n = \frac{l^2-l}{2}
where
n is the number of different possible wavelengths of emitted radiation
l is the number of energy levels (including ground level)."
Domanda:
  • Chi è Mark Hemmings?
  • Quali e quante sono queste leggi di Hemmings (qui si parla di prima legge...suppongo che ce ne siano anche altre)?
  • E dove sono i relativi articoli?
La mia eterna riconoscenza a chi risolve quest'inghippo.

sabato 5 novembre 2011

Teaching is an unpleasant work!

A detta di Sidney Coleman è così. Vi riporto parte dell'intervista fatta nel gennaio del 1977.


"Sopka:

But you do enjoy working with students or do you?

Coleman:

No. I hate it. You do it as part of the job. Well, that's of course false...or maybe more true than false when I say I hate it. Occasionally there's a student who is a joy to work with. But I certainly would be just as happy if I had no graduate students. There are plenty of colleagues around here whom I can work with. There are plenty of research fellows; junior faculty. This is true all through the Cambridge area. There's not only Harvard, there are people to work with at MIT, at Brandeis, and there are some good people at places like Northeastern...places loaded with physicists to collaborate with, to talk about physics ideas with, who are ready and KNOW basically how to do research. You know who's good and who's bad. It's not a question of their being embryonically possibly good or possibly rotten. So certainly if I want physicists to collaborate with I don't have to have graduate students. Occasionally there is a graduate student who is a joy to collaborate with. Both David and Eric were of this kind, but they were essentially almost mature physicists. They were very bright by the time they came to me. In general, working with a graduate student is like teaching a course. It's tedious, unpleasant work. A pain in the neck. You do it because you're paid to do it. If I weren't paid to do it I certainly would never do it.

Sopka:

I guess your remark means then that you would like to avoid teaching undergraduate courses or even required graduate courses...

Coleman:

Or even special topics courses. Teaching is unpleasant work. No question about it. It has its rewards. One feels happy about having a job well done. Washing the dishes, waxing the floors (things I also do on a regular basis since I'm a bachelor) have their rewards. I am pleased when I have done a good job waxing the floor and I've taken an enormous pile of dirty dishes and reduced them to sparkling clean ones. On the other hand, if I didn't have to, I would never engage in waxing the floors, although I'm good at it. I'm also good at teaching; I'm considered very good at teaching, both by myself and others. And I'm also terrifically good at washing dishes, in fact. On the other hand, I certainly would never make a bunch of dirty dishes just for the joy of washing them and I would not teach a course just for the joy of teaching a course...."
[Interview of Sidney Coleman by Katherine Sopka on January 18, 1977,
Niels Bohr Library & Archives, American Institute of Physics, College Park, MD USA,


Almeno lui è sincero; gli studenti sono una rottura di balls. Io stessa ero una emerita rottura di balls oltre che degna rappresentante della peggior specie di studenti, composta da quelli che non lusingano, quelli che difficilmente regalano sorrisi entusiasti, quelli che si presentano con la fredda espressione di chi pensa "oh, ma quando finisce sta lezioncina del caxxo...". Lo pensavo sul serio? Sì, nella stragrande maggioranza dei casi e tranne ben poche eccezioni era quello che pensavo. Non solo, col passare degli anni mi sono sempre più assuefatta all'idea che per riuscire a fare qualcosa, per superare un'esame come per fare una tesi, bisognasse far "tutto da sé"; trovarsi gli articoli e i libri da sé, spiegarseli da soli, porsi un obiettivo che per quanto nebuloso e malposto fosse, doveva essere raggiunto, cercando di ridurre il confronto col superiore al minimo indispensabile. Dato che mal sopportavo l'idea di dover "andare a colloquio" non era insolito che mi inventassi una qualsiasi scusa per rimandare. So che il fastidio era perfettamente reciproco e ancora adesso, ripensando a tutto ciò che ho fatto, al mio andazzo generale, credo che la scelta migliore sarebbe stata quella di spifferare con candore e schiettezza: "sì, i sentimenti che lei nutre sono perfettamente ricambiati, pensa male di me? Pensa che Tizio e Caio sarebbero stati perfetti se si fossero trovati al mio posto, qui al suo cospetto, che avrebbero fatto tanti bei lavori sotto la sua guida perché loro sì che so' capaci (tanto per cominciare perché maschi di razza bianca caucasica). Ebbene, vada a procurarsi i suoi studenti modello, troverà di sicuro un'ampia scelta, tutta in saldo al 70% e a destra del reparto ortofrutticolo". Ero pessima, non c'è molto altro da aggiungere. E la figura del cosiddetto "maestro" da seguire e di cui fidarsi ciecamente mi è mancata. Ma tutto ciò non c'entra nulla con Sidney Coleman, un ottimo insegnante a dispetto di quel che dice; non è inusuale che i bravi insegnanti odino l'insegnamento...almeno a parole...e non è inusuale che gli studenti odino i propri insegnanti e questo non solo a parole.