sabato 23 aprile 2011

Generazione Cernobyl - 25 anni dopo

Il 26 aprile 1986, nel reattore numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl, si registra il più grave incidente nucleare della storia..., così recita una mail inviatami ieri sera dall'organizzazione Greenpeace Italia. Rispondendo all'invito, diffondo la notizia che sul nuovo sito GenerazioneCernobyl.org potete scrivere il vostro personale ricordo della vicenda accompagnandolo con una foto oppure, caricare un video-messaggio.
Le testimonianze ci sono e sono già tante e in più troverete gli scatti del fotografo Robert Knoth, già autore della mostra "Certificate No. 000358/ Il costo umano di una catastrofe nucleare" e un documentario - assolutamente da vedere - girato lo scorso marzo in Ucraina.

giovedì 21 aprile 2011

I vecchi e i giovani

Immagine tratta da ivecchieigiovani.altervista.org
“A Girgenti, solo i tribunali e i circoli d’assise si davano da fare veramente, aperti com’erano tutto l’anno. Su al Culmo delle Forche il carcere di San Vito rigurgitava sempre di detenuti, che talvolta dovevano aspettare tre o quattro anni per essere giudicati. E meno male che l’innocenza, nel maggior numero dei casi, di questo forzato indugio non aveva a patire. La città era piuttosto tranquilla; ma nelle campagne e nei paesi della provincia i reati di sangue, aperti o per mandato, per risse improvvise o per vendette meditate, e le grassazioni e l’abigeato e i sequestri di persona e i ricatti erano continui e innumerevoli, frutto della miseria, della selvaggia ignoranza, dell’asprezza delle fatiche che abbrutivano, delle vaste solitudini arse, brulle e mal guardate. In piazza Sant’Anna, ov’erano i tribunali, s’affollavano i clienti di tutta la provincia, gente tozza e rude, cotta dal sole, gesticolante in mille guise vivacemente espressive: proprietarii di campagne e di zolfare in lite con gli affittuarii o coi magazzinieri di Porto Empedocle, e sensali e affaristi e avvocati e galoppini; s’affollavano storditi i paesani zotici di Grotte o di Favara, di Racalmuto o di Raffadali o di Montaperto, solfaraj e contadini, la maggior parte, dalle facce terrigne e arsicce, dagli occhi lupigni, vestiti dei grevi abiti di festa di panno turchino, con berrette di strana foggia: a cono, di velluto; a calza, di cotone; o padovane; con cerchietti o catenaccetti d’oro agli orecchi; venuti per testimoniare o per assistere i parenti carcerati. Parlavano tutti con cupi suoni gutturali o con aperte protratte interjezioni. Il lastricato della strada schizzava faville al cupo fracasso dei loro scarponi imbullettati, di cuojo grezzo, erti, massicci e scivolosi. E avevan seco le loro donne, madri e mogli e figlie e sorelle, dagli occhi spauriti o lampeggianti d’un’ansietà torbida e schiva, vestite di baracane, avvolte nelle brevi mantelline di panno, bianche o nere, col fazzoletto dai vivaci colori in capo, annodato sotto il mento, alcune coi lobi degli orecchi strappati dal peso degli orecchini a cerchio, a pendagli, a lagrimoni; altre vestite di nero e con gli occhi e le guance bruciati dal pianto, parenti di qualche assassinato. Fra queste, quand’erano sole, s’aggirava occhiuta e obliqua qualche vecchia mezzana a tentar le più giovani e appariscenti che avvampavano per l’onta e che pur non di meno talvolta cedevano ed eran condotte, oppresse di angoscia e tremanti, a fare abbandono del proprio corpo, senz’alcun loro piacer, per non ritornare al paese a mani vuote, per comperare ai figliuoli lontani, orfani, un pajo di scarpette, una vesticciuola. (- Occasioni! Una poverella bisognava che ne profittasse. Nessuno avrebbe saputo… Presto, presto… Peccato, sì, ma Dio leggeva in cuore…). I molti sfaccendati della città andavano in tanto su e giù, sempre d’un passo, cascanti di noja, con l’automatismo dei dementi, su e giù per la strada maestra, l’unica piana del paese, dal bel nome greco, Via Atenea, ma angusta come le altre e tortuosa. Via Atenea, Rupe Atenea, Empedocle… - nomi: luce di nomi, che rendeva più triste la miseria e la bruttezza delle cose e dei luoghi. L’Akragas dei Greci, L’Agrigentum dei Romani, eran finiti nella Kerkent dei Musulmani, e il marchio degli Arabi era rimasto indelebile negli animi e nei costumi della gente. Accidia taciturna, diffidenza ombrosa e gelosia.
(...)
Chi poteva curarsi, in tale animo, delle elezioni politiche imminenti? E poi, perché? Nessuno aveva fiducia nelle istituzioni, né mai l’aveva avuta. La corruzione era sopportata come un male cronico, irrimediabile; e considerato ingenuo o matto, impostore o ambizioso, chiunque si levasse a gridarle contro.”

da “I vecchi e i giovani” (L. Pirandello), 1913

Proposto da Cla.

sabato 16 aprile 2011

Intermezzo letterario


“Sull'aereo che lo portava a Copenaghen il presidente della Fondazione funeraria si ritrovò seduto accanto a una donna affascinante e di bei modi, di età indefinibile. Dalla voce si sarebbe potuto darle una cinquantina d'anni, dall'aspetto venti di meno.  Per quanto non mancassero rughe sulla mani e sul collo.
La donna si presentò come Soile-Helina Tussurainen, consulente di bon ton. Nel corso della vivace conversazione che si stabilì tra i due, Eemeli venne a sapere che la consulente aveva seguito negli anni Sessanta i corsi del famoso Salone di bellezza e buone maniere Fumo negli Occhi, dove si era diplomata. A quanto sosteneva, nel settore del bon ton ci si ritrovava purtroppo a dover fare i conti con un gran numero di dilettanti, gente che piombava direttamente dalla selva ai salotti senza avere nessuna nozione di come ci si comporta nella buona società.
"Il bon ton è in un certo senso un'attività transartistica e transcientifica. Potrei citarle innumerevoli esempi di situazioni in cui certe conoscenze della mia professione sono indispensabili, ma non vorrei assolutamente annoiarla con le mie storie", cinguettò Soile-Helina Tussurainen.
La consulente spiegò che gli esperti di bon ton hanno una perfetta padronanza degli aspetti esteriori quanto di quelli interiori della personalità, fungendo dunque, a seconda dei casi, da psicologi e da cosmetologi.
.........................
"Io penso che ciascuno abbia ogni interesse a investire su di sé, sul proprio corpo. In fondo è l'unico bene che uno si porta nella tomba, insieme all'anima." 
Eemeli Toropainen osservò che, a quanto ne sapeva, il corpo umano dopo la morte finiva per putrefarsi, diventava polvere, come tutta la materia vivente. E non vedeva come la sua bellezza potesse rallentare quel processo.
"Ma un bel corpo ospita un'anima bella! Un corpo meno bello un'anima più brutta,  non ci sono dubbi. Quel che più mi spaventa, nella morte, è il terrore che l'anima resti schiacciata quando la ricoprono con due metri di terra fredda. Mi chiedo a volte se non si potrebbe sotterrare la gente bella in fosse meno profonde del normale, magari soltanto un metro.  Pensare che l’anima possa finire spiaccicata mi dà un senso di angoscia”, concluse Soile-Helina con un profondo sospiro.”

Tratto da L’Allegra Apocalisse, di Arto Paasilinna.

Nei prossimi giorni, oltre ai consuetudinari post, proporrò anche dei brevi passi letterari tratti dai libri che sto leggendo. Forse, ma è ancora da vedere, potrebbe saltar fuori un breve racconto, “scritto da me”, basato su di una particolare esperienza vissuta alcuni mesi fa. Non c’è nessuna ragione particolare dietro questo cambio di rotta. Vorrei soltanto proporre qualcosa di nuovo che vada un po’ aldilà delle semplici segnalazioni e, in particolar modo, le rimembranze delle diverse ricorrenze scientifiche succedutesi negli ultimi giorni, come ad esempio, la superconduttività, verranno accantonate per un po’ di tempo. Detto in altri termini non fungerò più da “feed” (il "friend" per quel che mi riguarda non c'è mai stato) e spero con tutta sincerità che chi ha avuto modo di apprezzare e usufruire di questo tipo di servizio comprenda le motivazioni a monte di questa scelta.

venerdì 8 aprile 2011

L'iperboloide dell'ingegner Garin

Ragazzi, questa è una vera chicca per gli amanti della "science fiction novel" un pò datata; si tratta di un vecchio film tratto dal racconto di Aleksey Nikolayevic Tolstoy: The Garin Death Ray conosciuto anche come The Hyperboloid of Engineer Garin (titolo originale: "Гиперболоид инженера Гарина"), scritto tra il 1926 e il 1927. 
Ci sono due cose interessanti legate a questo racconto: in primis, si tratta della prima novella fantascientifica scritta in lingua russa e poi, aspetto ancora più rilevante, pare che il vero ideatore del laser, aldilà di guerre di brevetti e storiche diatribe, sia proprio lui, Aleksey Tolstoy in persona. 
Giusto per farsi un'idea, Wikipedia riporta il passaggio che descrive il "raggio della morte":

"The rays of light, falling on the inner surface of the hyperboloidal mirror, converge in a single point, the focus of the hyperbola. This is a known fact. But here is the novelty: in the focus of the hyperboloidal mirror, I place a second hyperbola (shaped, as it were, inside out) -- a hyperboloid of revolution, made from a refractory, ideally polishable mineral -- shamonite -- endless supplies of which are found in the north of Russia. What, then, becomes of the rays?
The rays, converging in the focus of mirror (A), fall on the surface of hyperboloid (B) and reflect from it in a mathematically parallel fashion -- in other words, the hyperboloid (B) concentrates all the rays into one beam, a "filament of light" of any thickness desired." 


Tralasciando le ovvie imprecisioni si può notare che la descrizione è veramente fantastica.

Il film fu realizzato in Russia nel 1965 e da mymovies.it si desume - per l'assoluta mancanza di commenti e valutazioni - che in Italia l'avranno visto si e no una o due persone (una delle quali sarei io).


Sempre su mymovies leggiamo la trama; si raccontano: le eroiche gesta  di uno "scienziato nucleare" che lotta contro l'"infido ingegnere" Petr Petrovich Garin che gli ha sottratto il progetto per costruire un "raggio della morte"...e qui, si può scorgere un velato richiamo ad un'altra ben nota storica diatriba.
Il film - lo avrete già immaginato - fu progettato come strumento di propaganda del regime comunista ed è probabile che non abbia poi molto a che vedere con l'originale di Tolstoy. 

Buona visione.

Lingua originale, sottotitoli in inglese


PS. Il raggio della morte è un "improbabile" strumento di guerra molto gettonato...non si può fare a meno di pensare a Tesla.


PPS. Segnalazione seria del fine settimana: trattasi dell'enciclopedia virtuale interamente dedicata alla Fisica e alla Tecnologia dei Laser (Encyclopedia of Laser Physics and Technology) inserita nel più ampio contesto del WWW Virtual Library Physics.