domenica 21 agosto 2011

Love rules: non ti piglio se non ti assomiglio

Mezzani benpensanti con un Q.I. superiore a 130, fatevi da parte che questo articolo non è per voi.


Il titolo del post rimanda a un vecchio detto popolare che ultimamente pare sia diventato legge...specialmente per gli americani e gli inglesi. Pare che la ricerca di partner dello stesso livello culturale e socio-economico sia diventata una specie di chiodo fisso e ultimamente, i siti di incontri online crescono come funghi. Però la scoperta della trasformazione del New Scientist da rivista (quasi) scientifica a sito di dating ("for searching other likeminded singles") mi ha dato una leggera sensazione di raccapriccio e la lettura di queste robe, che inneggiano al "dating scientifico", mi puzzano di...non lo so...forse sto esagerando...ma mi puzzano di razzismo.
Tra l'altro si dice che esistano nutriti team di matematici, fisici, programmatori e psicologi impegnati nella ricerca dell'algoritmo perfetto, del cosiddetto "Love Code" come ci spiega Nick Paumgarten sul New Yorker. Insomma, questi ricercatori non vedono l'ora di accoppiarci tutti felicemente e possibilmente vita natural durante; il pacchetto comprende infatti la nascita di matrimoni duraturi a bassissimo rischio di divorzio. E quindi, ricapitolando: come deve essere questo partner matematicamente perfetto? Deve essere simile a noi, avere i nostri stessi gusti e interessi (date un'occhiata a questo idilliaco luogo di incontri intitolato per l'appunto "Scientific Singles") e, cosa ancora più importante, deve avere una posizione "economicamente dignitosa", sembra infatti che il matrimonio d'amore funzioni solo nelle fiabe, almeno a detta di personaggi come Jenny Anderson e Paula Szuchman, giornaliste americane esperte di economia, autrici di un libro intitolato "Spousonomics", nel quale affermano che l'unione tra due persone è come un rapporto d'affari e che bisogna essere degli ottimi manager per tenerlo in piedi. Ma il filosofo francese Pascal Bruckner, appartenente alla corrente dei nouveaux philosophes, si spinge ancora più in là e butta giù un vero e proprio trattato sulla questione: "Il matrimonio d'amore ha fallito?" (il punto interrogativo non so a cosa possa servire dato che la risposta se l'è già data...bah, forse dipende dalla naturale spinta dei filosofi a porsi e a porre domande), che provocatoriamente ripropone il "matrimonio d'interesse" o "combinato" come succedeva una volta. Uhm...a questo punto chiederei a Pascal se è proprio sicuro che i matrimoni d'oggi siano nella totalità dei casi scevri dall'"interesse", includendo nella parola interesse un pò tutto, non soltanto il denaro e il lato economico della faccenda, ma anche la ricerca di stabilità, il desiderio di sfuggire alla solitudine, di compiacere una società che sempre e comunque ci spinge alla ricerca dell'anima gemella.

Prima di chiudere vi informo che la menata di oggi è tratta da un articolo dell'Espresso (n. 33 del 18 agosto 2011) mentre la scoperta del nuovo "servizio" attivo sul New Scientist è avvenuta oggi in maniera del tutto casuale.

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