lunedì 30 maggio 2011

CChiu energia ppi ttutti

 Il 14 Gennaio di quest’anno è stata effettuata a Bologna una dimostrazione pubblica, alla presenza di giornalisti e scienziati, (http://www.youtube.com/watch?v=z-0WvK2b7dU) del funzionamento di un dispositivo che promette di rivoluzionare il mondo e che è salito perciò alla ribalta delle cronache: l'Energy Catalyzer (E-Cat) di Rossi e Focardi. Nell’esperimento realizzato a Gennaio, l'E-cat ha prodotto in un’ora di funzionamento circa 10 kW di potenza a fronte di circa 600 W in ingresso. L’inventore dell’E-cat è il filosofo e ingegnere milanese Andrea Rossi, che nel 2007 ha chiesto la collaborazione del professore emerito di Fisica Sergio Focardi dell’Università di Bologna per avere un supporto scientifico, avendo constatato questa inspiegabile produzione di energia ottenuta con un reattore che impiega idrogeno e nichel.
Focardi si era già dedicato negli anni ’90 insieme al biofosico Francesco Piantelli alla realizzazione di un reattore che impiegava nichel e idrogeno, con risultati meno imponenti rispetto all’E-cat in termini di produzione di energia. Il ruolo chiave nel dispositivo di Rossi-Focardi sembra sia giocato da un catalizzatore tanto efficiente quanto misterioso, essendo noto solo a Rossi. Lo stesso Focardi non conosce la natura di questo additivo, che resterà segreto finché non sarà concesso il brevetto all’Energy Catalyzer, cosa che non appare scontata vista la somiglianza sostanziale del reattore a quello del brevetto Focardi-Piantelli del 1995.  

C'è molto materiale in rete dedicato all’Energy Catalyzer (http://it.ekopedia.org/Catalizzatore_di_energia_di_Rossi_e_Focardi), segnalo l'inchiesta di Angelo Saso andata in onda all'inizio di Maggio su RaiNews24 (http://www.youtube.com/user/RaiNews24#p/u/12/ZGI12A3SWJ4) e gli articoli pubblicati sul sito della rivista ufficiale del CICAP (http://www.queryonline.it/tag/fusione-fredda/).
Ci sono alcuni aspetti che rendono avvincente questa vicenda, oltre all’impatto che una scoperta del genere avrebbe sul mercato energetico. C’è l’incontro di due mondi: quello pratico-imprenditoriale rappresentato da Rossi, che già ha accordi per la produzione industriale negli Stati Uniti e in Grecia, e quello scientifico rappresentato da Focardi, che scandaglia ogni aspetto del reattore e cerca di comprenderne il funzionamento. 
Ci sono poi le dinamiche legate ai segreti industriali e i brevetti e l’eterno conflitto tra le due ragioni che alimentano il progresso scientifico: il bene dell’umanità intera e l’arricchimento di pochi. Quando si tratta di scoperte di grande rilievo, assale sempre il timore che quei pochi antepongano i propri interessi al bene dell'umanità.

Rossi è un personaggio dalla storia controversa, divenuto noto alla fine degli anni ’70 come lo “sceicco della Brianza” poiché in periodo di crisi energetica aveva brevettato un procedimento di trasformazione dei rifiuti in petrolio. La storia della sua società, la Petroldragon, non ha avuto un lieto fine, tra processi e danni ambientali ingentissimi dovuti ad accumulo di rifiuti tossici in alcuni comuni della provincia di Milano (http://it.wikipedia.org/wiki/Petroldragon) con conseguente necessità di bonifiche costate decine di milioni di euro. Nell’inchiesta di Sosi “La magia del Sig. Rossi”, l’ingegnere chiede durante l’intervista di non approfondire in quella sede la complessa vicenda, della quale ha ovviamente una visione completamente diversa rispetto agli ambientalisti e agli esponenti della Regione Lombardia e dei comuni coinvolti. Rossi si smarca così: “Da un punto di vista del curriculum questo mio passato significa che io ho passato la vita facendo impianti nel campo dell'energia”. Questo è un fulgido esempio del famoso detto “vedere il bicchiere mezzo pieno”.
Non si può giudicare un'invenzione dai trascorsi del suo inventore, il pregiudizio è l’antitesi di un approccio scientifico a qualsiasi argomento. Rossi è comunque stato lungimirante, da bravo imprenditore di se stesso (ha dichiarato di avere investito tutti i suoi beni in questa nuova avventura dell’E-Cat): chiedendo la collaborazione del prof. Focardi, ha infatti affiancato a se’ un fisico esperto del tema, in grado sia di contribuire con le sue conoscenze al miglioramento del dispositivo sia di costituire agli occhi del mondo scientifico un garante della buona fede con cui si opera.
Ci sono ancora troppi aspetti non noti per spiegare il fenomeno dal punto di vista teorico; anche i due fisici svedesi recatisi a Bologna a Marzo (il presidente del comitato energia dell'Accademia di Svezia Sven Kullander e il fisico teorico Hanno Essen) confermano l’ipotesi che un processo nucleare sia alla base di questo fenomeno, non potendo trattarsi di un processo chimico (http://www.nyteknik.se/nyheter/energi_miljo/energi/article3144827.ece; http://www.youtube.com/watch?v=Uxz7063AZJ0&feature=related).

Tappa essenziale per ottenere il pieno riconoscimento di affidabilità di questo dispositivo da parte del mondo scientifico e per la ricerca di un modello che descriva il fenomeno è la verifica della riproducibilità dell’esperimento, che è possibile solo conoscendone i dettagli. E’ necessario trovare un punto di incontro tra la necessità di riservatezza legata alle implicazioni economiche e la necessità di chiarezza dettata dalla deontologia scientifica. Il ricercatore Giuseppe Levi, coinvolto negli esperimenti dell’E-cat, in una sua risposta alla rivista del Cicap (http://www.queryonline.it/2011/02/02/il-ritorno-della-fusione-fredda-ci-risponde-levi/) ha scritto che saranno realizzati esperimenti indipendenti all’Università di Bologna e questo sarà un primo interessante passo…non ci resta che aspettare le prossime puntate e sperare che le promesse dell'E-Cat siano mantenute! Nel frattempo mi auguro si spendano risorse umane e investimenti per arrivare a minimizzare gli sprechi di energia, penso sia tanto importante quanto trovare i modi per produrla in maniera economica e rispettosa dell'ambiente.

P.S. Il simpatico abbreviativo E-cat, mi fa pensare al mondo dell'elettronica e a quello dei gatti…che non sono così lontani tra loro, come si può vedere qui: http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/ipad-c-e-anche-l-applicazione-per-i-gatti/68883?video
Mi diverte l’idea del gatto che scorgendo un I-pad per un attimo si incuriosisca dando vita a momenti di ilarità, ma mi intristisce il pensiero che vengano fatte applicazioni apposite per i cari amici felini…perché invece non spendere quel tempo a portarli in giro a fare una passeggiata? La mia speranza per i prossimi 30 anni di fisica e in generale di scienza e tecnologia è non perdere il senso della misura…e nello specifico sperare che i gatti continuino a prestare solo un fugace sguardo curioso a questi aggeggi per poi tornare ai giochi reali senza rincitrullire come i propri padroni persi da mane a sera a vagare tra i pixel degli schermi.

Claudia Giallombardo

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