domenica 31 ottobre 2010

Carnevale della Fisica # 12

Su "Scientificando" di Annarita Ruberto, si è celebrato il dodicesimo Carnevale della Fisica. Giusto per fare un breve riassunto il numero dei partecipanti ha raggiunto quota 38 per un totale di 102 contributi...notevole! E c'è da dire che il tema di questa edizione: "la didattica", ha dato lo spunto necessario per post di altissimo livello. Le congratulazioni vanno alla padrona di casa e a tutti i partecipanti. Un'ultima cosa, ho notato la quantità e la qualità degli ebook e, devo dire che sono lavori straordinari fatti da autori d'eccezione, vorrei ricordarvi: "Una Nuova...Caduta dei gravi" di Maria Intagliata, le "Vite degli astronomi" di Amedeo Balbi e, di Annarita Ruberto: "sulle trasformazioni della materia", "su temperatura e calore", i "dieci esperimenti sull'aria per i piccoli" e "i cinque sensi". Mi è piaciuto moltissimo "Come funziona LHC? La serie completa" (versione in pdf) di Marco Delmastro e poi (e stavolta chiudo sul serio) sono rimasta colpita dai lavori (li trovate qui e qui) di Marco Cameriero, uno studente di soli 15 anni!! Beh, se non lo avete già fatto, andate, leggete con attenzione e divertitevi! Il prossimo carnevale sarà ospitato da Gravità Zero.
Un grazie di cuore ad Annarita.

giovedì 28 ottobre 2010

"Eravamo ragazzi"...


"Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!”.
Da Facebook… In mezzo ad un mare di cazzate, una sacrosanta verità.

Via: 3n015'

mercoledì 27 ottobre 2010

Esperimenti di "narrazione scientifica": il “Cassiopeia Project”



Il “Cassiopeia Project” è  un ambizioso progetto internazionale di didattica della scienza made in USA. Si tratta di una enorme raccolta di video da inserire in un contesto narrativo prestabilito; una specie di racconto fantascientifico a puntate intitolato “CounterClockWise”.  Il materiale (ovviamente è tutto in inglese…purtroppo!), completamente free, è scaricabile e riutilizzabile. Le puntate dedicate alla fisica sono tantissime; le potete trovare sul canale youtube del Cassiopeia o sul sito ufficiale

martedì 26 ottobre 2010

Unpopular Science

Questa non dovete assolutamente perdervela! Si tratta di una graziosissima "interpretazione" dei principi e delle leggi della fisica.

Fonte: ZapperZ

sabato 23 ottobre 2010

Una breve storia del cinema scientifico



Era il 28 Dicembre del 1895 quando i fratelli Lumière stupirono il mondo con la prima proiezione pubblica. Il cinema, la così detta settima arte, nacque ufficialmente allora, anche se i primi passi furono mossi nel 1873 grazie all’impegno di un astronomo, un fotografo e un fisiologo.
Le immagini in movimento (“la fotografia che si muove”), antenate del film vero e proprio, vennero concepite come un prezioso strumento di ricerca scientifica, oltre che di divulgazione. Ed è strano considerare come il più potente mezzo di intrattenimento dei nostri giorni, sia nato con scopi molto più “seri”, sintetizzabili in due sole parole: didattica e ricerca (la vera nascita del cinema).
La stessa storia del documentario, che comprende al suo interno il “film scientifico”, segue l’evoluzione del cinematografo fin dai suoi albori.

In Italia, la nascita del documentario è legata ai nomi di Roberto Omegna, Arturo Ambrosio e Luigi Maggi. Il Breve filmato su Galileo Galilei, ad opera di Ambrosio e Maggi, fu uno dei primi esempi di documentario storico dedicato ad un personaggio scientifico (Cinema e scienza in Italia).

Agli inizi del novecento, ci fu un crescendo di produzioni che riguardarono diversi Paesi del vecchio continente come Francia, Inghilterra, Germania, Danimarca e Russia, legati anche alla nascita di numerose scuole (vedi: il documentario). In tal contesto vanno citati il francese G. Méliès (Voyage dans la lune, 1902 e Les rayon Roentgen, 1898), lo spagnolo Segundo de Chomon (Eclipse de sol, 1905) e l’inglese Robert William Paul (The motorist, 1905)

Ma uno dei più grandi maestri del documentarismo scientifico fu Jean Painlevè (ne ho già parlato qui), fra le sue opere, va certamente menzionata: “Images mathématiques de la quatrième dimension”del 1937.

Nel 1924, fu fondato in Italia l’Istituto Nazionale LUCE (L’Unione Cinematografica Educativa) che avvalendosi dell’impegno di numerosi registi e giornalisti, diede vita a reportages di buon livello tecnico, molto spesso rovinati, nel loro intento didattico, dalla massiccia presenza di messaggi di propaganda del regime fascista.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, a partire dagli anni trenta, ci fu una produzione abbastanza vasta di film dedicati alla vita di scienziati famosi; la Madame Curie di Mervyn LeRoy ne è un esempio.
Sempre a partire dagli anni trenta, la Paramount Pictures produsse la Popular Science Film Series (1935 – 1949) dai chiari intenti divulgativi. Per farvi un’idea di come potevano essere questi “corti” andate su questo link.

Per concludere, vorrei parlarvi dei film divulgativi della Walt Disney (di sicuro ricorderete Paperino nel mondo della Matemagica).
Negli anni cinquanta, la Disney produsse diversi lungometraggi sul programma spaziale americano con la collaborazione di Wernher von Braun. Riporto alcuni dei titoli: Man in Space e Man and the Moon (entrambi del 1955), Mars and Beyond (1957). Film, che oltre ad attrarre l’interesse del pubblico americano, attrassero anche e soprattutto quello dei russi.
Oltre a questi, nel 1957 uscì “Il nostro amico Atomo”, film “leggermente” propagandistico volto a celebrare l’avvento dell’era nucleare. Tutti i baby boomers furono costretti a vederlo negli auditorium delle loro scuole. Su wikipedia leggiamo infatti: "Walt Disney's classic 1956 indoctrination tool that nearly every American of a certain age remembers reading in school (in between duck and cover drills, of course). One of the first examples of commercial "synergy," this book was a tie-in to the film of the same name as well as an exhibit at Disneyland's Tomorrowland. All three projects sought to present the cheerful, non-destructive side of the atom in entertaining and, in hindsight, absurdly naive way" ..... "a joint effort of various minds and interests to make the concept of atomic power something to look forward to, not fear, as we headed into the space-age".


Per chiudere questa breve storia sul cinema scientifico, aggiungo soltanto che negli anni 60/70 i documentari televisivi sostituirono quasi del tutto quelli cinematografici … lentamente, si arriverà al documentario d’oggi, a Superquark …o a Cosmo e a personaggi come Carl Sagan, Michio Kaku o il nostro Piero Angela.

Per approfondire:

domenica 17 ottobre 2010

Ph.D. Session: the day after tomorrow

 Ladies & gentlemen wellcome to the show...

Sono sopravvissuta al talk di fine anno. Ecco a voi il racconto di come si è svolta e conclusa la mia esibizione.

Come prima cosa vengo presentata al pubblico dallo speaker di madrelingua inglese; un vero tocco di stile, atto ad aggiungere un pò di fascino da talent show a quella che probabilmente sarebbe stata una noiosa kermesse di dottorandi. Guardo la commissione, armata di schede per il voto (i voti, da 1 a 5, avrebbero dovuto rispondere alle diverse voci riguardanti la scioltezza e la logicità dell'esposizione, la qualità dell'inglese parlato, la chiarezza e se vogliamo la bellezza delle slides proposte, la prontezza nelle risposte, la capacità di interagire con il pubblico ecc. ecc.) e inizio. "Good evening.....I will talk about....". Segnale di alzare la voce dal fondo dell'aula...ci provo per un pò ma la mia voce è piuttosto fiacca...per evitare l'affanno ridiscendo al mio solito tono, tendenzialmente piatto e privo di vigore (ah! se mamma e papà mi avessero iscritto ad una scuola di arte drammatica chissà...con un bel vocione caldo e vibrante "le rotture di simmetria chirale" legate alla forma di qualche molecola stramba avrebbero assunto tutto un altro sapore...).

Ad un certo punto, dalla platea si leva un coro di "nooooohhhhhhhh"....Mi blocco...mi viene quasi una sincope...avrò detto qualche bestialità di troppo?...il mio occhio destro si volta lentamente verso lo schermo seguito dall'altro e ...niente! Nel senso di niente di niente! La mia presentazione non c'era più...agito il mouse: "click, click...niente! Bianco totale!" Alla fine ricompare l'immagine...proseguo per due minuti e poi puff! Se ne va di nuovo. Osservo il proiettore; la rabbia che monta sempre più...un incontrollabile desiderio di vederlo esplodere sul pubblico e poi...riecco il grafico! Ed io, dopo un timido "sorry" riprendo: "the frequency dependence of the real component of permittivity...puff!"

Insomma, di quei dieci minuti che avevo a disposizione, almeno quattro se ne sono andati con questo insolito effetto disco, con immagini che si dissolvevano e riapparivano. Aggiungo soltanto che a parità di condizioni (stesso pc e stesso proiettore) agli altri undici candidati non è successo nulla del genere. Sarà stata sfiga?...La redazione di Voyager ne saprà qualcosa? E come sarò valutata dalla commissione? ...Queste ed altre terribili domande attendono risposta.


PS. Le immagini che vedete sono tratte dal mio power point...l'edizione integrale prevede una pubblicazione ufficiale perciò, per il momento, niente dati sperimentali.

sabato 9 ottobre 2010

Kicking the Great Professor

E' cosa nota e universalmente riconosciuta che un fisico teorico in possesso di un solido patrimonio nozionistico debba essere in cerca dell'esclusivo privilegio di far parte dell'empireo degli uomini più "dotati" al mondo.

Monumento allo Scienziato Ignoto. Tratto da Science Cartoons Plus



Avrete sicuramente notato che l'incipit del post di oggi è una parafrasi di quello del bel noto romanzo di Jane Austen "Pride and Prejudice" (l'originale suona così: "It is a truth universally acknowledged, that a single man in possession of a good fortune, must be in want of a wife"). E molti, si saranno già resi conto che l'incipit non può che aprire la via ad un racconto, dedicato a tutti coloro che vivono all'ombra del pregiudizio e dell'orgoglio di "classe", scivolando ben volentieri in giudizi sessisti che nel ventunesimo secolo, e per di più in un paese occidentale, non dovrebbero essere "pensati" nè tantomeno "detti".

Disclaimer: ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistenti è da ritenersi non del tutto casuale; in questo contesto, dirò solamente che di uno dei protagonisti della vicenda mi ero fatta in passato una buona opinione...che mio malgrado ho dovuto rivedere...e a questo proposito aggiungerò anche che è molto difficile giudicare una persona alla luce delle prime apparenze e che il luogo, teatro della vicenda, può essere localizzato all'interno del Triangolo delle Bermuda.

Siamo in un'aula universitaria. Un professore e una assistente a un lato della cattedra e l'esaminanda all'altro.
L'esaminanda si trova in difficoltà; rispondere ad alcune domande formulate in modo oscuro ed inintellegibile richiede uno sforzo pauroso distribuito su tre fasi ben distinte:
1. tradurre la domanda ed avere ben chiaro cosa il professore vuole sapere;
2. prevenire la non improbabile situazione che nemmeno il professore che ha appena formulato la domanda sappia tanto bene che cosa vuole sapere; caso che richiede il guadagno di un pò di tempo. (E' perciò consigliabile procedere con l'"enunciazione" di una qualsiasi definizione o teorema che su grandi linee potrebbe azzeccarci qualcosa con quanto richiesto).
3. arrivare, con una grandissima spremitura di meningi (l'equivalente di una lunga seduta dopo giorni di stitichezza), al parto di una risposta convincente che metta fine ad un lungo interrogatorio che, visto dall'esterno, sembra la recita di due persone non del tutto conscie di quello che sentono o dicono. Con materie molto dure come, ad esempio, la "Teoria dei Campi" (ne ho detta una a caso) può succedere questo: lo stesso professore può aver bisogno di un pò di tempo per comprendere quanto assurda o quanto buona sia la risposta dello studente, "tempo" che si somma ad altro "tempo" sprecato in sillabe e sospiri e "uhm" di circostanza: "sì, ehm è vero. Non capisco un caxxo di tutto quel che dici ma fingiamo che la cosa possa esser detta in questi termini....(e speriamo che qualcuno che ne capisce sul serio qualcosa non attraversi mai questi luoghi illuminati dalla luce della Conoscenza più Somma...e della Scienza più Santa...)".

Insomma, per farla breve, il professore se ne esce con questa perla di saggezza: "le donne...non sono portate per la fisica teorica (le parole usate non sono al cento per cento queste...potrebbe aver usato meccanica quantistica al posto di fisica teorica...o aver detto semplicemente fisica....ma quello che più conta è il finale)...sarebbe meglio che si dedicassero ai lavori domestici..."; l'assistente (donna pure lei), perorando la posizione del professore tenta di convincere la "signorina" ad accettare un 18 offerto con moltissima magnanimità..."lo accetti...è EVIDENTE che non può ambire a qualcosa di più"; la "signorina" risponde, con intelligenza e prontezza, che quel diciotto avrebbero dovuto infilarselo lì dove non batte mai il sole..... FINE del racconto.

PS. Vi chiederete se la ragazza protagonista della vicenda sia dovuta scappare in un'altra università inseguita dalle maledizioni di un professore non rispettato a dovere...Ebbene, niente di tutto questo. Ha rifatto l'esame; ha preso un voto ben più alto del 18 che le era stato proposto (e quasi imposto) e con quello stesso professore della volta precedente. Morale della favola: il più delle volte il coraggio premia e qualche calcio in c**o non si nega a nessuno, nemmeno alle menti superiori.

domenica 3 ottobre 2010