sabato 4 dicembre 2010

Matematici al cinema: quando il rimanere nella propria torre d'avorio diventa l'unica cosa auspicabile

Parental advisory: per la drammaticità e l'idiozia dell'argomento riportato se ne sconsiglia la lettura ad un pubblico di minori (discoletto rosso).


Su Google Reader, uno dei tanti mezzi di quotidiana informazione, becco questo post intitolato: Math Research Institute, Art, Politics, Transgressive Sex and Geometric Langlands. Uhm...penso..."matematica ig-nobile"? ....Non proprio. Questa cosa, maschilista e trash al punto giusto, è molto di più. E' una "boiata pazzesca" fantozzianamente parlando, frutto del genio del matematico e divulgatore Edward Frenkel.("ah...Eddy...eri uno dei miei matematici preferiti...mi sa che ti dovrò sostituire con qualcun altro").


Qualche giorno fa, all'università di Berkeley, è stato trasmesso un cortometraggio intitolato Rites of Love and Math  ideato da Frenkel e dal regista francese Reine Graves e ispirato al Rites of Love and Death dello scrittore giapponese Yukio Mishima.
Lo scopo del cortometraggio è quello di raccontare la bellezza della matematica tramite il linguaggio del cinema e per farlo meglio - e qui Frankel ci ha davvero messo tutto il suo genio - bisogna ricorrere al....beh, lasciamocelo dire da lui. Fortunatamente, ho trovato un'interessantissima intervista su Oggiscienza, risalente all'aprile 2010 (riporto le parti clou...l'edizione integrale la trovate qui).

Cosa ti ha fatto scendere dalla torre d’avorio della ricerca sul parterre del mondo dello spettacolo?
Ho sempre voluto trovare un linguaggio cinematografico per raccontare la bellezza della matematica. Una formula matematica può essere bella per il suo contenuto, proprio come un quadro o una sonata. .....
Il cinema è uno strumento fantastico per divulgare la scienza. Ci sono diverse strade: girare documentari su argomenti specifici oppure raccontare la vita di un grande matematico. Ma questo richiede tempo e denaro. Io volevo fare qualcosa di più modesto: un cortometraggio. Quello che si guadagna in fattibilità, si perde però sul fronte della divulgazione perché è più difficile entrare nei dettagli dell’argomento.
Come avete scelto di esprimere la bellezza di una formula matematica nel cortometraggio?  
Ho pensato di usare una metafora universale. Perché non la bellezza di un corpo di donna? La sfida è trovare il modo di unire la bellezza corporea e quella matematica. Il matematico protagonista del mio film tatua la sua formula matematica sul corpo dell’amante. Si tratta della “formula dell’amore.” Le Forze del Male lo inseguono per impadronirsi dei poteri magici della formula, così lui la nasconde sul corpo dell’amante.
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Nei film la matematica è sempre stata trattata dal lato dello scienziato pazzo come in “Pi” di Aronofsky o in “A beautiful mind.” Qual è l’approccio alla matematica e alle persone che la inventano nel tuo film?
Sono assolutamente d’accordo sullo stereotipo del matematico che è stato creato nella cultura popolare. Penso sia un dramma, per due motivi: in primo luogo, non fa giustizia a noi matematici, ma soprattutto, chi vorrebbe intraprendere una carriera in matematica dopo aver visto quei film? ("eh sì...la potenza espressiva di un porno è proprio quel che ci vuole...")
Il mio scopo è proprio di andare contro questi stereotipi. Volevo che il matematico nel nostro film fosse visto come un essere umano con cui il pubblico si può confrontare: cerca di fare del suo meglio in tempi difficili, è qualcuno che può amare ed essere coraggioso, che combatte per i propri ideali… La storia che raccontiamo è un’allegoria, una fiaba, quindi esageriamo. Ma ci sono continue allusioni alla realtà: come i dilemmi morali che gli scienziati devono affrontare quando inseguono le loro idee.
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Un’ultima domanda. Qual è la magica equazione dell’amore?
 Vorrei poterti dire di aver trovato l’equazione dell’amore come il mio alter ego cinematografico, ma purtroppo non è così. Ad essere onesto, non sono nemmeno sicuro che esista!
Mentre stavamo girando il film, dovevo decidere che formula usare nel tatuaggio. Doveva essere bella e fare colpo anche sui non-matematici, poi volevo che fosse una formula vera. Alla fine ho scelto una formula da un articolo scritto con i miei buoni amici Andrei Losev e Nikita Nekrasov, dal titolo “Instantons beyond topological theory.” In questo lavoro del 2006 presentiamo un nuovo approccio per studiare un certo tipo di teorie quantistiche di campo. Abbiamo scoperto delle identità inaspettate tra diversi modi di calcolare delle funzioni di correlazione e la “formula dell’amore” è la più semplice di queste identità. Devo ammettere che, anche se non si tratta della vera e propria formula dell’amore, è stato il risultato di un sacco di duro lavoro matematico, di cui vado molto fiero! (di Luca Muzzato, La formula dell'amore: matematici al cinema).

Ah Eddy! Intelligente, brillante e dannatamente bello (eccolo in tutto il suo splendore nella foto a destra...se non vi basta, potete ammirarlo come "mamma lo ha fatto" nel trailer ufficiale del film). Mi viene da pensare che la scelta di un tale approccio divulgativo sia strettamente legata all'aspetto. La maggioranza degli scienziati "certe cose" non possono proprio permettersele. Immaginatevi un essere occhialuto, grassoccio e calvo che tatua formule sul corpo di una povera donna...bleah! sarebbe una scena a dir poco orrida. "Oh Eddy!...il mio povero cuoricino di blogger oggi se ne è andato letteralmente in frantumi".



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