domenica 29 agosto 2010

La sacra famiglia: quando il luogo comune diventa regola

Iniziamo da questo articolo di Massimo Gramellini, segnalatomi da Cla, e risalente al 12 agosto di quest'anno:

La sacra famiglia

Ieri al giornale ho ricevuto questa telefonata. Non l’ho registrata, ma vi prego di credermi: è vera.

«Buongiorno, dottore, vorrei che lei esprimesse l’indignazione di noi cittadini comuni per i politici senza senso dello Stato. Piazzano le amanti in televisione. Svendono al cognato l’appartamento del partito. Sistemano i figli nelle società a cui poi danno in appalto i soldi pubblici. Cosa si aspetta a cambiare la Costituzione? “L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Ma non scherziamo! L’Italia è una Repubblica di famiglie fondata sulle raccomandazioni. Tengono tutti famiglia, questi politici. E in ogni famiglia c’è una moglie o una compagna che a sua volta è madre, figlia, sorella di qualcuno da piazzare. Come un trapano, ogni mattina lo ricorda al marito: hai chiamato?, hai sentito?, hai saputo? Perché le donne, se possibile, sono peggio degli uomini: per loro esiste solo la famiglia. Il resto - lo Stato, le comunità, le regole - sono impacci da estirpare nella lotta per la vita. E il politico trapanato che fa? Abbozza, finché lei spara la bordata micidiale: “Allora vuol dire che non conti proprio niente…”. L’onorevole maschio si sente ferito nell’orgoglio e fa la telefonata che doveva fare. Ma che non avrebbe mai dovuto fare, mi spiego? Eh, bisognerebbe che entrassimo in politica noi, dottore caro. Aria fresca, aria nuova… A proposito, secondo lei ci sono spazi al giornale per un collaboratore giovane? Ho un nipote che vorrebbe fare il giornalista… abbiamo un nipote… è mia moglie che mi dà il tormento, capisce…».

Fonte: La Stampa

Che gli italiani siano degli emeriti egoisti, interamente presi dai loro bisogni e da quelli della loro famiglia, è una affermazione ormai diffusa e ben accetta; siamo seri!, di questa grandissima capacità di sistemare i congiunti vendendo la pelle degli "altri", i così detti "estranei", ce ne facciamo troppo spesso un vanto. E se l'affermazione è abbastanza veritiera  e supportata da dati di fatto che la promuovono da semplice luogo comune a regola che va accettata così com'è, non sarà mica tanto scabroso l'augurio che la stirpe italica vada in estinzione per un progressivo ed inarrestabile aumento di sterilità dal lato maschile e femminile; cioè, se ci pensate bene, il genere umano avrebbe molto da perderci? Ma al di là del cinismo sconfinante nel nichilismo, e beninteso, nell'antipatia, c'è una parte del discorso (tenuto miracolosamente bene a mente anche senza registratore) che mi ricorda la filosofia di un noto "pensatore", oggetto di numerose critiche, mosse con tutte le ragioni di questo mondo in quanto dirette contro un semplice maschilista, troppo spesso preda di periodiche crisi di autoesaltazione ed ebbro, di quei luoghi comuni spacciati per verità assolute, con tanto di marchio di genuinità (la cosa più fastidiosa è proprio l'insopportabile pretesa di arguzia ed "originalità"). L'affermazione è questa: "...Perché le donne, se possibile, sono peggio degli uomini: per loro esiste solo la famiglia. Il resto - lo Stato, le comunità, le regole - sono impacci da estirpare nella lotta per la vita."; un'idea probabilmente appresa dagli scritti di Massimo Fini, che nel suo Dizionario Erotico, più precisamente nella sezione dedicata alla natura dei sessi, tracciava l'immagine di una donna refrattaria al senso del diritto e della giustizia - "per lei non esiste regola che possa avere valore superiore ai propri istinti vitali" - una egoista genetica, se così si può dire.

Passiamo ad un'altra notizia, scovata nella sezione dedicata alle scienze del quotidiano la Repubblica: " Il povero è più generoso perché non ha paura degli altri ". Già il titolo, la dovrebbe dire lunga. Si tratta di uno studio proposto dall'università di Berkeley il cui risultato, riassunto in poche righe, afferma che i poveri si fidano molto di più del prossimo e fanno più beneficienza mentre i ricchi sono più sospettosi, vedono minacce ovunque e sono per questo più portati a proteggere il loro patrimonio. Ad eccezione dei ricchi americani. La mancanza di generosità riguarda gli europei, e, soprattutto, manco farlo apposta gli italiani. Come spiega il Prof. Paolo Legrenzi, in Italia (e qui il discorso si allarga a ricchi e non), tutto ciò che non si conosce rappresenta una minaccia e l'obiettivo principale del prossimo è quello di truffarci. Niente di male perciò nell'agire per tempo facendogli le scarpe per primi, n'est-ce pas?

Perciò, tirando le somme, noi italiani siamo egoisti, poco propensi al bene della comunità, allergici alle regole e per di più tirchi (ci sarebbero molti altri simpatici aggettivi da raccogliere qua e là, in ricerche, studi ed opinioni varie sui quali è meglio sorvolare). Mero luogo comune o è la scienza che lo dice?

PS. Consiglio anche la lettura de Il genitore ridens, sempre di Massimo Gramellini.

4 commenti:

  1. Credo che il luogo comune si sgretoli completamente quando un ignaro italiano deve provvedere alla fatidica mancia in un ristorante americano. Chissà perché di tutte le usanze che abbiamo imitato, questa forse è la più ardua da introdurre nel nostro paese. Italiano = diffidente, tirchio o proprio più egoista? Mah, raramente ho assistito a gesti di pura filantropia dalle mie parti.

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  2. Penso che la filantropia pura e semplice senza tornacontismi vari sia abbastanza rara in america e in italia come in qualsiasi parte del mondo. Non credo che siano da prendere troppo sul serio studi di questo genere ma credo che sia abbastanza seccante l'opinione che hanno di noi all'estero e che spesso e volentieri noi stessi alimentiamo

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  3. Effettivamente, (almeno secondo le stime riportate su questo sito http://www.vexen.co.uk/countries/charity.html ) sembrerebbe che l'Italia sia agli ultimi posti in termini di beneficenza, seguita a ruota dagli USA, e che i più virtuosi risiedano nei paesi del nord-europa.
    Comunque concordo con te, questa situazione è davvero seccante, soprattutto per chi ha molti contatti stranieri. :)

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  4. In effetti lo immaginavo che i più virtuosi appartenessero ai paesi del nord-europa; stranamente, italia e usa sono più o meno alla pari...:)

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