domenica 7 febbraio 2010

Il teorema del pappagallo

"...diceva Erodoto: è da quando l'uguaglianza è stata violata che gli uomini hanno dovuto inventare la geometria"

"Jonathan fissò Lea e Lea fissò Jonathan. Non era come guardarsi allo specchio: uno specchio non fa che restituire un'immagine, congelata a forza di essere identica alla realtà di cui è il riflesso, mentre quello che ognuno dei giovani Liard percepiva nell'altro era appunto la coscienza di non essere identico, quelle differenze minime che più di ogni altra cosa esprimevano la loro affinità...non erano uguali come due libri stampati, ma come due manoscritti eseguiti dallo stesso copista. In poche parole, si dicevano che erano uguali quanto bastava perché valesse la pena di essere in due"


Il teorema del pappagallo è un romanzo di Denis Guedj dedicato alla storia della matematica e ambientato a Parigi. Non sapevo dell'esistenza di questo autore fino a quando Cla (l'autrice del Non breve saggio di aritmetica, che trovate qui) non me ne ha parlato pochi giorni fa (in cambio, le ho suggerito uno dei miei autori preferiti Daniel Pennac, anche lui francese, scrittore di gialli e ritrattista di famiglie un pò sui generis).
Vi presento un piccolo assaggio dell'opera, la parte introduttiva. La trascrizione è tutta opera della mia amica che non posso fare a meno di ringraziare.

IL TEOREMA DEL PAPPAGALLO

COME ogni sabato, Max aveva fatto un giro al mercato delle pulci di Porte de Clignancourt, raggiungendolo a piedi dal lato nord della collina di Montmartre. Da principio si era limitato a curiosare sul banco del venditore presso il quale Lea aveva cambiato le Nike macchiate che Perrette le aveva regalato la settimana prima. Poi entrò nel capannone dov'erano esposti articoli coloniali di provenienza militare, e stava frugando in un gran mucchio di oggetti eterogenei quando scorse, in fondo al locale, due tizi piuttosto ben messi e molto agitati. Ebbe l'impressione che stessero litigando, ma non era affar suo. Soltanto dopo si accorse del pappagallo: i due stavano tentando di catturarlo.
Allora sì, che diventava affar suo.
Il pappagallo si difendeva, sferrando gran colpi di becco. Il più basso dei due lo afferrò per la punta di un'ala, ma il volatile, rapido come un lampo, si girò, beccandogli il dito a sangue. Max vide la bocca del piccoletto aprirsi in un grido di dolore, mentre l'altro, lo spilungone, assestava inferocito un pugno tremendo sul capo dell'animale. Il ragazzo si avvicinò, e gli parve che il pappagallo, stordito, urlasse: "Assass...Assass..." Uno dei due tirò fuori una museruola. Mettere la museruola a un pappagallo!
A quel punto, Max si lanciò nella mischia.

Nello stesso momento, in rue Ravignan, Perrette entrava nella camera-garage, trattenendo il respiro, tanto era forte l'odore di olio per auto che aleggiava ancora nell'aria, e scostava i tendaggi che circondavano il letto a baldacchino per consegnare una lettera al signor Ruche. La busta era ornata da un francobollo grande come un lenzuolo. Un francobollo delle poste brasiliane! Perrette notò che la lettera era stata imbucata parecchie settimane prima. Il timbro indicava che proveniva da Manaus, ma il signor Ruche non conosceva nessuno in Brasile, figurarsi a Manaus.


Monsieur Pierre Ruche
1001 Pagina
rue Ravignan
Paris XVIII
France


L'indirizzo era scritto in modo corretto, però mancava il numero civico e il nome della libreria era stato storpiato: "1001", anziché "Mille e Una".


Manaus, agosto 1992


Caro πR,
il modo in cui scrivo il tuo nome dovrebbe farti capire chi sono. Non strozzarti, sono io, Elgar Grosrouvre, il tuo vecchio amico, quello che non vedi da... mezzo secolo. Eh, sì, ho fatto il conto. ci siamo separati dopo l'evasione, ricordi? Era il 1941. Tu volevi partire, dicevi, per continuare una guerra che non avevi ancora cominciato. Io, invece, volevo lasciare l'Europa, per farla finita con quella guerra che, ai miei occhi, era durata fin troppo. Ed è quello che ho fatto. Dopo la nostra separazione mi sono imbarcato alla volta dell'Amazzonia, e da allora vivo qui. Abito nei pressi della città di Manaus. Ne avrai certamente sentito parlare: è la capitale del caucciù, anche se ormai in pieno declino.
Come mai ti scrivo dopo tanti anni? Per informarti che stai per ricevere un carico di libri. E perché proprio tu? Perché eravamo i migliori amici del mondo e tu sei l'unico libraio che conosco. Sto per inviarti la mia biblioteca: tutti i miei libri ossia alcune centinaia di chili di opere matematiche.
Essa comprende tutti i gioielli di questa letteratura. Resterai senz'altro stupito sentendomi parlare di "letteratura" a proposito della matematica, ma posso assicurarti che in questi libri ci sono storie che valgono quanto quelle dei nostri romanzieri migliori. Storie di matematici come - cito a caso - i persiani Omar al-Khayyam o al-Tusi, l'italiano Niccolò Fontana (detto Tartaglia), il francese Pierre de Fermat, lo svizzero Leonhard Euler (cioé Eulero) e tanti altri. Storie di matematici, ma anche di matematiche! Non sei tenuto a condividere il mio punto di vista. In questo senso rientrerai senza dubbio nella schiera delle innumerevoli persone che considerano questa disciplina soltanto un'accozzaglia di verità che nuotano in un mare di noia. Se un giorno ti capitasse di aprire una delle opere che t'invio, fammi il piacere, amico mio, di rivolgerti questa domanda: "Quale storia mi raccontano queste pagine?" Allora, ne sono certo, vedrai la scialba e opaca matematica in una luce così diversa da restarne appagato, sì, persino tu, che sei un lettore insaziabile dei più bei romanzi del mondo. Ma lasciamo perdere.
Nelle casse che riceverai tra poco si trova quello che ai miei occhi costituisce il meglio del sapere matematico di tutti i tempi..."
...

Trascrizione a cura di Cla

6 commenti:

  1. Ho letto il libro appena uscì in Italia. Lo scopo di Guedj è lodevole, ma la scrittura risulta sempliciotta e la trama prevedibile. Che il pappagallo sia la "memoria" dove Grosrouvre ha celato la dimostrazione di un famoso teorema lo si capisce quasi subito. Il romanzo è adatto e consigliabile a un pubblico giovanile, ma non è grande letteratura, proprio per niente (personalmente non ho voluto parlarne nel mio blog di scienza e letteratura).
    Ciao.

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  2. Beh...a differenza tua (e a mia discolpa) posso parlarne liberamente perché il mio blog non è "di scienza e letteratura" o quantomeno, parla di cose di scienza ma senza prendersi troppo sul serio... Comunque, grazie per l'intervento

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  3. Io l'ho finito ieri e l'ho apprezzato. Odifreddi ne parla abbastanza male, ma il problema dei grandi matematici è proprio che perdono un po’ di vista quanto poco capiamo di matematica noi poveri profani

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  4. Odifreddi sarà sicuramente un ottimo matematico...ma in quanto a buon senso non è che ne abbia da vendere...

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  5. Odifreddi è un matematico nella media, e sul buon senso si potrebbe discutere. Sto per finire il libro (poche pagine ancora) e confermo che la scrittura (o forse la traduzione??) non è "esoterica" e la trama fin qui è sempre un po' prevedible. D'altra parte, a volte gli eventi in rue Ravignan sembrano un po' poco credibili.
    Il libro ha però il grandissimo merito di descrivere la matematica da un punto di vista storico, che raramente trova spazio nella letteratura specializzata.
    Certo, una scrittura più asciutta avrebbe giovato alla narrazione, ma esprimo un giudizio positivo sul libro, proprio per le ri-scoperte matematiche che descrive.
    Armatevi di pazienza, ma vale la pena leggerlo.

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  6. beh la traduzione c'entra sicuramente...ci sono un sacco di romanzi abbastanza validi rovinati da traduzioni approssimative...Sul fatto che valga la pena leggerlo sono perfettamente d'accordo

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