domenica 14 febbraio 2010

Destino di un universo

Le ultime scoperte cosmologiche hanno radicalmente cambiato la nostra visione dell'universo influenzando notevolmente la cultura del nostro tempo, con ricadute sul mondo dell'arte, della letteratura e, ovviamente, della religione.

L'articolo che vi propongo è stato già segnalato da Zapperz alcuni giorni fa. Qui troverete l'abstract.

Il lavoro, di Lawrence M. Krauss, comincia con una serie di domande del tipo: da dove veniamo? Siamo soli? Come finirà l'universo?...vi dirò, solitamente, quando un libro, un articolo o qualsiasi cosa sia presenta un intro di questo tipo chiudo immediatamente la lettura e passo ad altro. In questo caso però ho voluto fare una eccezione e forse, ne è valsa la pena.
Dopo una veloce spiegazione sull'importanza della materia oscura in relazione anche al destino dell'universo, l'autore passa ad una sintesi abbastanza accurata della storia della cosmologia del '900. Vi riporto un pò della cronistoria:
- Nel 1916, dopo aver fatto la sua più grande scoperta teorica con lo sviluppo della Teoria della Relatività Generale, Albert Einstein, era dell'avviso (pensiero condiviso dalla quasi totalità della comunità scientifica di allora) che vivessimo in un universo statico, grosso modo vuoto ed eterno. Il fatto che la Relatività Generale non accettasse una soluzione statica con una distribuzione di massa estesa spinse Einstein ad introdurre la sua famosa Costante Cosmologica come fattore aggiuntivo, con la speranza che potesse rendere la sua teoria consistente con le osservazioni (per la serie: "anche i grandi fisici teorici a volte piangono...").
- All'incirca dieci anni dopo, Edwin Hubble dimostrò che il nostro universo è in continua espansione e da qui, si arrivò alla diretta conseguenza che in un lontano passato, potesse essere più piccolo, sempre più piccolo, fino ad arrivare a un singolo punto che racchiudesse in sè il tutto. La teoria del Big Bang fu davvero rivoluzionaria. L'idea che l'universo avesse un inizio (e consideriamo che "tutto ciò che ha un inizio, ha una fine" cit.) ebbe non poca eco in tutti gli ambiti della cultura. E, stranamente, il Big Bang è stato visto da un lato come una convalida della nozione religiosa di creazione, dall'altro, come una sfida aperta. Oggigiorno, ci sono non pochi tentativi di eliminare dalla scuola pubblica le basi della biologia moderna, (l'"evoluzione", tanto per intenderci) e, allo stesso tempo, si vorrebbe rimuovere qualsiasi discussione sulla teoria del Big Bang (ebbene, la follia di reintrodurre il creazionismo nelle scuole è partita alcuni anni fa, proprio dagli Stati Uniti. Ne parlai in un precedente post fornendovi questo link per approfondire la questione).
Ma la posizione del Big Bang rispetto al dogmatismo religioso è comunque molto ambigua. Basti pensare al fisico e prete belga Georges Lemaitre che, nel 1931 - poco dopo la scoperta di Hubble - dimostrò che le equazioni della relatività generale richiedevano per forza di cose un big bang - in questo fu appoggiato da molti, incluso Papa Pio XII. Il pontefice, 20 anni dopo, dichiarò che Lemaitre aveva provato l'esistenza di Dio e la Genesi -.
Ma Lemaitre stesso non ne era molto convinto e la sua indecisione, rispetto alla condotta da tenere può essere vista come una prova. Nella prima stesura del suo articolo, inizialmente inserì e in seguito rimosse, un paragrafo sulle possibili conseguenze teologiche della sua scoperta. Alla fine affermava: "As far as I can see, such a theory remains entirely outside of any metaphysical or religious question."
Il Big Bang non è una teoria metafisica (la sola idea che possa tramutarsi in un dogma è terrorizzante e vi dirò che ho trovato più di un sito in cui si celebra l'uguaglianza singolarità = Dio) ma scientifica: ossia, deriva da equazioni che possono essere impiegate per descrivere l'universo e le cui previsioni possono/devono essere testate.

Il discorso sull'energia oscura per il momento lo tralasciamo. Vi dirò soltanto che l'autore, nella prima pagina del suo articolo, afferma che negli USA circa il 50% della popolazione crede che l'universo abbia meno di 10.000 anni.

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