venerdì 31 dicembre 2010

Ma vogliamo scherzare???

Non potevo lasciarvi con un semplice (per quanto bellissimo e "insuperabile" :P) elenco di 12 (che in realtà sono tredici) post commemorativi...perciò, ecco a voi un interessante video "instructional" della Team Unicorn.

E di nuovo, buon anno!

lunedì 27 dicembre 2010

SuperB collider: qualche link in più

Nelle ultime ore (escluse quelle dedicate al sonno) mi sono data alla ricerca di qualche altra notizia sul SuperB collider (vedi post). Non sono stata l'unica, a giudicare dalle queries che vi hanno portato in questo mio blog. Vi fornisco qualche link, casomai abbiate voglia di approfondire la cosa.
(4 Settembre 2007) 

E questo è tutto. Fatevi le vostre opinioni...la mia, che ovviamente non conta nulla, non è assolutamente favorevole per una serie di ragioni che vanno anche al di là dei semplici conti da ragioniere.

domenica 26 dicembre 2010

Linus Pauling Day-by-Day


Linus Pauling and the International Peace Movement: Pictures and Informations

Tratto da "Sizes of Electrons and Protons", Nov. 1924
L'autore del manoscritto che vedete qui a fianco è lo scienziato statunitense Linus Pauling. Si tratta di una collezione di oltre 2500 pagine di note e appunti unite ad un centinaio di fotografie antiche, raccolte audio e video - per un totale di quasi cinque ore - e una biografia essenziale di Pauling narrata giorno per giorno. Il sito in questione è Linus Pauling Online della Oregon State University. Non mi dilungherò nel dirvi quanto sia utile e ben fatto; andateci!

Special Collections, Oregon State University Libraries

sabato 25 dicembre 2010

Il SuperB collider e il Superfinanziamento da centinaia di milioni di euro

Notizia interessante per i fisici italiani. Pare che il ministro della pubblica istruzione - credo che si tratti di Mariastella Gelmini, l'autrice della controversa riforma, da poco approvata in barba a tutte le polemiche e rimostranze (giustissime) degli ultimi mesi - abbia approvato un finanziamento per la costruzione di un nuovo acceleratore di particelle usufruendo dei pezzi di un ormai defunto acceleratore statunitense. L'acceleratore, noto col nome di SuperB, verrà a costare 400 milioni di euro e sarà impiegato principalmente per lo studio dei mesoni B.
La notizia è del 23 Dicembre e il primo finanziamento previsto per quest'anno è di soli 20 milioni di euro, anche se, a detta di Roberto Petronzio, c'è la disponibilità a spenderne altri 250 milioni nei prossimi cinque anni
Il defunto acceleratore americano è il PEP-II (1999 - 2008) dello SLAC Laboratory californiano.
Se tutto va come previsto, sempre a detta di Petronzio, il SuperB dovrebbe entrare in funzione a partire dal 2016.
Per saperne di più vi invito a leggere questo:  Italy Funds New Particle Smasher With U.S. Components
La notizia l'ho appresa grazie a ZapperZ che, molto garbatamente, fa gli auguri di Natale a tutti gli italiani che, a differenza degli americani, sanno ben apprezzare l'importanza di un determinato tipo di ricerca che oltreoceano pare, non vada più di moda. Ricambio gli auguri. Buon Natale USA!

venerdì 24 dicembre 2010

mercoledì 22 dicembre 2010

Strani giorni

Tre notizie sconcertanti:
1. Su Science Backstage, le giuste considerazioni in seguito all'"esilarante" esibizione della senatrice "io voto da sola", una interpretazione degna dell'oscar alla carriera.
2. Il rettore della Sapienza promuove il figlio (e non dimentichiamo i posticini già assegnati a moglie e figlia)
3. Il rettore di TorVergata assume la nuora (godetevi l'intervista trasmessa su Radio Capital)

...e ci sarebbe molto altro da aggiungere...

sabato 18 dicembre 2010

"Dear kindly graduate students"

Il guaio è che …abbiamo ottenuto il vostro lavoro e non stiamo per morire!

North Hall Story
words by Robin Pemantle
sung to the tune of "Officer Krupke" by L. Bernstein

Prelude: Some faculty no-goodnicks are loitering, talking about how they're going to fail all their students, take a long paid vacation, bamboozle the NSF, et cetera. A T.A.A. officer (name?) approaches and starts badgering them to get back to work, stop harrassing students, and so on, trading them insult for insult.
* * *
Song:
Dear kindly graduate students, you gotta trust us please:
it's not our inner nature that makes us SOB's.
Our jobs are full of pressure, our lives are full of stress.
Goodness, gracious, that's why we're a mess.

Dear graduate students, as you take your lumps,
don't let us hear you caviling, 'cause we hold the trumps!
It's absolute power that makes us corrupt.
By social theory we are stuck -- what bad luck!
What bad luck, boo-hoo,
we are victims too,
we are victims just as much as you.

We have an obligation we would not want to breach
To quality education -- that's why first-years don't teach.
You must learn to be patient; you must be more mature.
One year's starvation will make you that for sure!

Dear graduate students, you haven't a clue
How much we regret the things that we have to do.
Our administration has sent down decrees.
We are just following orders please. Orders please!
Give us orders please,
give us orders please,
taking orders makes our lives a breeze.

Dear students my agenda is full again today,
I've other things to tend to, so kindly go away!
My daughter flunked her prelims, my son is ABD.
Who told them to try to be like me?

Dear graduate students, you'll probably hear
that who you pick for an advisor shapes your career.
As you look around you, remember this truth:
deep down inside us there is youth, there is youth.
There is youth, there is youth,
there is unseen youth,
there is stilted, fossili-zed youth.

The trouble is we're crabby, the trouble is we lie,
the trouble is we're flabby, the trouble's we don't try,
the trouble is we're tenured, the system's gone awry.
We've got your jobs and we're not gonna die!

tempo change: half-time
Dear graduate students, come one and come all,
begin pursuing your advanced degrees here this fall.
To those who survive till the ultimate hour:
welcome to the i-vo- ... -ree tow'r!

Carnevale della Matematica #32


Il trentaduesimo carnevale della matematica, dedicato alla "matofobia" e ai "matofobi", lo trovate su Matem@ticaMente a cura della straordinaria Annarita Ruberto. IMPERDIBILE!

domenica 12 dicembre 2010

Presepe precario

Immagine tratta da ArcanoPennazzi

"L'elenco delle cose che ci siamo sentiti dire e che non vorremmo dimenticare"

L'elenco, bello, diretto e perfettamente condivisibile è stato scritto da Maria Grazia Ortore, ricercatrice e blogger di Fisici per il mondo. Lo ripropongo qui per gentile concessione dell'autrice.

Elenco delle cose che mi sono sentita dire e che non vorrei dimenticare
Lei, signorina, non è proprio portata. E’ meglio che cambi proprio facoltà.
Non si svaluti, accetti solo i voti migliori, perchè lei è una che vale.
Che studi, fisica?! Ah, ho capito: ginnastica.
Vuoi fare la carriera accademica? Ma se non hai il padrino non vai da nessuna parte.
Il tuo seminario è stato bellissimo. Peccato te ne vada. Lo dico sempre, che sono sempre i migliori che se ne vanno.
Ma perchè il Professor X l’ha mandata ad informarsi da me del dottorato? X mi ha detto che lei è molto brava, ma non capisco perchè s’interessi a lei (i miei occhi tentarono la risposta: forse perchè mi ritiene brava?).
Vuoi fare ricerca in Italia? E’ impossibile se non hai un parente dentro (innumerevoli volte, l’ho sentita questa frase…).
Sarebbe bello se continuassi a fare ricerca.
Hai fatto il concorso? Sei stata valutata con “molto buono”, immagino.
Lavori sempre qui all’università? Precaria? Ah, se non hai la raccomandazione non entri. Ma dai, sono sicura che ce l’hai la raccomandazione, eh eh (detta dalla commessa dell’alimentari dove mi facevo fare il panino per il pranzo. Dopo quel giorno non ci ho più messo piede).
Quello che fai è molto interessante, però alla fine hai uno stipendio da morto di fame (detto da un insegnante di liceo, di fronte ai suoi studenti dopo un mio seminario).
Pensa, io ho votato il Partito Z solo perchè aveva detto che avrebbe dato soldi alla ricerca. Invece non l’hanno fatto…
Mia figlia mi ha detto che vorrebbe fare il dottorato. Le ho detto: – Ma guarda Grazia, quanto tempo è che sta in sospeso…come ti viene in mente?!-.
Al Professor T devi dire sempre di sì.
Non puoi tirarti indietro. Tu hai quel che chiamo “sacro fuoco”, devi per forza fare ricerca.
Sei ancora all’università come precaria? Mia nuora ha 40 anni e fa la stessa cosa, illudetevi pure di entrare…ma è impossibile.
Ma perchè fai questa vitaccia? Non puoi cercarti un altro lavoro? (guardandomi come: ma quanto è inutilmente ambiziosa, questa!) Perchè non vai ad insegnare alle medie?
Voi dite che fate ricerca?! Ma non è vero, in questo Paese è impossibile.


Maria Grazia Ortore 


Qui, troverete l'originale.

sabato 11 dicembre 2010

The Physics Chanteuse

"Every scientist dreams of seducing people with the beauty and wonder of the natural world. But few take it as far as Lynda Williams - the Physics Chanteuse - who puts her microphone where her mouth is." - K.C. Cole, LA Times 

Lynda Williams, blogger e scrittrice di racconti fantascientifici, è soprattutto nota per essere una delle poche, se non proprio l'unica "Physics Chanteuse" (qui potrete trovare l'intera lista di racconti e qui il suo blog). E' infatti autrice ed interprete di musical e cabaret realizzati ad hoc per le più serie e prestigiose organizzazioni scientifiche tipo l'American Physics Society e l'American Astronomical Society o destinati ad un pubblico più ampio con ovvie finalità divulgative.
Lynda Williams nella sua veste di "science entertainer".

In particolare, i Cosmic Cabarets, sono gli spettacoli premiati da un successo maggiore. Alcune canzoni hanno dei titoli davvero curiosi, ricordo ad esempio:
Solid State of Mind
Love Boson
Carbon is a Girl's Best Friend
Einstein's Angels ecc.
Di seguito il testo di Solid State of Mind (uno dei più belli...a mio giudizio...)


Some folks like astronomy and study galaxies in the local group.
Some like quantum gravity, pulling super strings from the cosmic soup.
But I'm pointing my laser, at an earthly crystalline.
I'm in a Solid State of Mind.

I've heard all the theories on the Higgs Boson and Supersymmetry.
Been around the cyclotrons and down the beam lines of high energy.
But I can build what I'm needing - I don't need to wait for time.
I'm in a Solid State of Mind.

I really dig crystallography and the
symmetries of lattices and point groups.
Is it orthohombic, hexagonal or face centered cube?
X-ray diffraction is a great way to spend some time.
I'm in a Solid State of Mind.

It is so easy to get work today.
If Solid State is the physics you do.
Hard drives, cell phones, computers, hearing aides.
The Solid State, pays.

Semiconductors have changed the way that we live today.
Junction Transistors gave birth to our computer age.
Electronic switching - getting faster all the time.
I'm in a Solid State of Mind.

It is so easy to get work today.
If Solid State is the physics you do.
MOSFETS, IC's, LEDs and wafer substrates
The Solid State, is here to stay.

Superconductivity at Hi Tc (critical temperature) is super cool
Superfluidity of He3 is super smooth
So many super mysteries
We'll solve them one phase at a time.
I'm in a Solid State of Mind.

I'm building a quantum dot laser out of Indium Arsenide.
I'm in a solid, or amorphous, State of Mind.
 

Molto simpatica è "Carbon is a girl's best friend" (da dedicare agli amici chimici).


E "The Lovon Song", dove il "lovone" (o bosone dell'amore) è la particella mediatrice dell'interazione amorosa.


Ricordo che è anche fondatrice della rivista online Reflections on Water.
Per concludere, segnalo questo database di canzoni dedicate alla fisica: PhysicsSongs.org...se cercate bene, troverete quelle più adatte ad un clima natalizio...

PERCHE' LA MATEMATICA FA PAURA

Immagine tratta da ArtisticFrenchFrie

Croce o delizia per giovani e meno giovani esploratori, il magico mondo della matematica non conosce mezze misure: si lotta per conquistarne i segreti o si decide a priori che combattere è inutile. Non è raro sentire insegnanti delle materie letterarie pronunciare la fatale frase "ah, la matematica, per carità...troppo difficile, non ci capisco niente". La considero una convinzione insensata e una frase inopportuna, gli insegnanti dovrebbero evitare di cadere nella trappola del pregiudizio, subdolo antagonista della sete di conoscenza. Questa ostinata chiusura mentale non trova corrispondenza nell'altra metà del cielo: molti di coloro che decidono di dedicarsi alle materie scientifiche si interessano di letteratura, filosofia, arte, musica e non ho mai sentito un professore di matematica o scienze assegnare ad una disciplina letteraria la patente di materia incomprensibile.
Gli studenti giudicano in prima istanza le materie letterarie meno terrorizzanti perché sono mediate dalla lingua che utilizzano ogni giorno; questa apparente facilità ben presto svanisce quando ci si rende conto che letteratura, storia, geografia, filosofia possiedono ciascuna un linguaggio proprio e impadronirsene non è immediato. E’ anzi un percorso lungo e reso arduo dall’impoverimento medio del vocabolario della quotidianità e dal rapporto poco confidenziale con le regole grammaticali e la sintassi. Occorrono perseveranza e dedizione, leggere e ascoltare tanto per imparare a scrivere bene, ad esprimersi in maniera appropriata, ad elaborare i propri pensieri e ciò che si apprende, ad acquisire i linguaggi e gli stili adatti a diverse discipline e circostanze. Mi soffermo su questo aspetto perché lo ritengo responsabile del pregiudizio sulla inaccessibilità della matematica e della conseguente paura con cui ci si accosta a questa materia. Una lezione di matematica non può prescindere dalla comunicazione, dal professore che illustra qualcosa agli studenti e lo fa non solo scrivendo formulacce alla lavagna ma usando un linguaggio preciso, asciutto, tecnico. Questo è un ostacolo insormontabile per alcuni ragazzi e per sondare questo aspetto i test di ammissione all’universtià contengono la famigerata sezione dedicata alla “comprensione verbale” Sapersi esprimere bene e cogliere l’essenza di un testo è vitale e non superfluo anche se si vuole accedere ad una facoltà scientifica (c’è invece chi ritiene che “tanto è importante solo saperci fare con i numeri, con le equazioni e le incognite…”). Ed ecco infatti che ci si arena davanti alla traccia di un esercizio, perché non si riesce a decifrarla. Ho cercato spesso di convincere gli studenti del primo anno di università che non devono lanciarsi nell’esecuzione “a macchinetta” degli esercizi, che devono fermarsi un momento, capire ciò che leggono, chiedersi cosa non è chiaro e poi procedere. E’ un’eterna lotta contro l’istinto primitivo della formula imparata a memoria, l’affannosa ricerca della soluzione pronta per ogni problema; i neuroni vengono sottoposti a supplizi ingiustificati per memorizzare informazioni inutili pur di non affrontare l’indolenza di fronte al ragionamento e lo studio critico.
Spesso si osserva quanto i bambini piccoli siano affascinati e incuriositi dal mondo che li circonda: ogni giorno è un’avventura nuova accompagnata da innumerevoli domande e i divieti degli adulti vengono spesso sfidati pur di esaminare toccare smontare assaggiare qualunque oggetto ritenuto degno di attenzione. Crescendo l’aspetto giocoso deve cedere una parte sempre più imponente di spazio allo studio, perché imparare le regole è necessario per proseguire l’esplorazione a livelli sempre più difficili. Il metodo scelto da ciascun insegnante è determinante, un approccio poco dialettico rischia di soffocare l’interesse e la curiosità. La matematica è un regno governato dal favoloso strumento dell’astrazione, si poggia su una struttura articolata di regole teoremi postulati e richiede la coesistenza di rigore e creatività. Insistere su quanti aspetti della vita reale possano essere compresi e gestiti utilizzando gli strumenti matematici può offrire un supporto contro l’insorgenza dei pregiudizi. Altrettanto importante è aiutare i giovani esploratori a vincere le difficoltà senza abbattersi e rassicurarli sul fatto che non sia necessario capire tutto all’istante: il dolce sapore della conquista è preceduto sempre da un po’ di amara sofferenza.  La paura limita gli orizzonti e si finisce per valutare oscuro un argomento senza neanche provare ad affacciarsi alla novità. Il menu’ della matematica è così ricco di possibilità e di ingredienti, per cui qualcosa di congeniale ai propri gusti si finisce per trovarlo, che si tratti di ordine o simmetrie o caos o geometrie o probabilità…
La matematica non è qualcosa di lontano, un tesoro concesso solo a pochi eletti, è il linguaggio che mette in comunicazione l’intuito con la razionalità e si rivela affascinante man mano che ci si inoltra nel cammino. Le vette più alte certamente non sono per tutti, ma ci si può fermare liberamente a vari livelli e godere di un ottimo panorama. E quando ci si sente sfiduciati è preferibile distogliere la mente dal pensiero che numeri e incognite siano troppo esigenti e non meritino il nostro impegno. Primo Levi ha scritto: “non ci si deve mai sentire disarmati: la natura è immensa e complessa, ma non è impermeabile all’intelligenza”.

Cla

domenica 5 dicembre 2010

"Magnifico"

Tratto dal dizionario accademico di Nonciclopedia

Magnifico

"Aggettivo che si suole accompagnare alla qualifica di Rettore. Analogamente, avviene per la qualifica di Preside (in questo caso l’aggettivo, anche se meno spesso usato, è “Amplissimo”) e per quella di Professore (in questo caso l’aggettivo è “Chiarissimo”).
L’etimologia di tali pomposi aggettivi viene tradizionalmente ricollegata agli aggettivi latini clarus, amplus, magnificus utilizzati come sinonimi per indicare persona illustre o importante. Tuttavia, qualcuno afferma che, pur essendo questa la corretta etimologia degli aggettivi in esame, la abitudine di farne uso sarebbe in origine ricollegabile a un episodio non proprio edificante per l’accademia. Non si è certi se si tratti di un episodio realmente avvenuto o di una storia costruita con la fantasia. La vicenda, tuttavia, potrebbe essere assolutamente verosimile a causa della vena di diffuso maschilismo che tuttora persiste in ambito universitario.
Come è noto, l’accesso delle donne agli studi superiori è stato per lungo tempo impedito o ostacolato. Fino a pochi decenni fa la popolazione universitaria, sia sul versante dei docenti sia su quello degli studenti, era composta in modo assolutamente prevalente, se non addirittura esclusivo, da uomini. In un simile contesto la comparsa delle prime studentesse era destinata a creare un certo scalpore accompagnato, spesso, da incresciose battute formulate dalla maggioranza maschile. Battute accomunate tutte dalla abitudine, a dir poco idiota, di sottolineare le doti fisiche delle allieve – colleghe, svalutandone al contempo le doti intellettuali.
Anche i rappresentanti più illustri dell’accademia hanno talvolta condiviso tali deprecabili comportamenti (che purtroppo, anche al giorno d’oggi, fanno fatica a scomparire: anzi sembrano crescere in numero e frequenza). Ciò dimostra quanto poco influente sia l’erudizione e la scienza sul carattere delle persone: un idiota pieno di pregiudizi resta tale anche se è imbottito di scienza; rispetto a individui di questo genere una persona meno colta ma con una mente aperta e priva di pregiudizi appare di gran lunga superiore oltre a risultare umanamente simpatica.
Ma veniamo all’aneddoto (vero o fantastico che sia, ma comunque assai verosimile) di cui ogni tanto si racconta per spiegare la vera origine degli aggettivi di cui stiamo parlando.
In occasione della seduta di laurea presso una importante facoltà di medicina in cui si stava per laureare la prima studentessa di sesso femminile (con una dissertazione dal titolo “Importanza e vantaggi dell’allattamento al seno per un sano sviluppo del bambino”) era stato deciso di sottolineare la particolare importanza dell’avvenimento facendo partecipare alla commissione di laurea, oltre ovviamente al professore relatore, anche il Rettore (pure lui medico) e il Preside della Facoltà.
La giovane laureanda aveva discusso la tesi in modo particolarmente brillante ed era molto emozionata. Le sue forme prosperose, la sua chiara e quasi lattea carnagione, associate al titolo della tesi e a una scollatura non proprio castigata avevano tuttavia suscitato, nella commissione esaminatrice, una serie di risatine represse, sussurri sottovoce, sguardi ammiccanti che, fingendo di guardare alla ponderosa dissertazione poggiata sul tavolo davanti alla commissione, guardavano in realtà un po’ più in là verso qualcos’altro, pur esso abbastanza ponderoso. La giovane laureanda, che non era affatto stupida e di udito finissimo, si rese ben presto conto che a quella commissione di vecchi, non era chiaro se più laidi che scemi o più scemi che laidi, della sua ottima preparazione e della sua eccellente tesi non importava un fico secco. Si rese facilmente conto che anche l’argomento scelto dal relatore per la sua tesi era un modo per prenderla in giro e per ridere di lei. Percepì perfettamente tre espressioni di ironica ammirazione (che non alludevano al suo lavoro poggiato sul tavolo e alle sue doti intellettuali ma a doti di ben altro tipo e a “qualcos’altro” su cui cadevano con insistenza gli sguardi: “Magnifico!” disse il Rettore, con la fronte imperlata di sudore. “Amplissimo!” esclamò il preside di rimando, con la bava alla bocca. “Chiarissimo!” aggiunse con gli occhi lucidi il professore relatore). Per questa ragione la giovane sentì montare dentro di lei una rabbia sorda.
Alla fine della cerimonia, dopo la proclamazione accompagnata da paroloni enfatici e solenni che sembravano sottolineare il “miracolo” di una donna che era riuscita, a dispetto della ovvia “infirmitas sexus”, a conseguire la laurea, la giovane dottoressa decise di vendicarsi e di fare capire di avere sentito benissimo i commenti salaci che i tre componenti più illustri della commissione avevano espresso verso una parte del suo corpo. Con un gioco di ironie assai superiore rispetto a quello con il quale si era trastullata la Commissione ringraziò i professori lì riuniti per la “straordinaria attenzione” prestata durante la discussione della tesi e, in particolare: “ i tre componenti più anziani di questa Commissione di laurea per i quali l’aggettivo illustre mi pare troppo poco e ai quali esprimerò la mia gratitudine utilizzando tre preziosi aggettivi ricavabili dal latino, la nostra amata lingua madre. Grazie “magnifico” Rettore! Grazie “amplissimo” Preside! Grazie “chiarissimo” professore relatore”. Da notare che i tre babbei, principali destinatari di questo messaggio ironico, non ne capirono affatto il sottile significato (come lo scemo della nota favola al quale viene indicata la luna e che, invece di guardare la luna, guarda il dito che la indica). Anzi furono così contenti per i tre pomposi aggettivi a loro rivolti che decisero di adottarli in futuro per sottolineare i ruoli da loro ricoperti."

sabato 4 dicembre 2010

Matematici al cinema: quando il rimanere nella propria torre d'avorio diventa l'unica cosa auspicabile

Parental advisory: per la drammaticità e l'idiozia dell'argomento riportato se ne sconsiglia la lettura ad un pubblico di minori (discoletto rosso).


Su Google Reader, uno dei tanti mezzi di quotidiana informazione, becco questo post intitolato: Math Research Institute, Art, Politics, Transgressive Sex and Geometric Langlands. Uhm...penso..."matematica ig-nobile"? ....Non proprio. Questa cosa, maschilista e trash al punto giusto, è molto di più. E' una "boiata pazzesca" fantozzianamente parlando, frutto del genio del matematico e divulgatore Edward Frenkel.("ah...Eddy...eri uno dei miei matematici preferiti...mi sa che ti dovrò sostituire con qualcun altro").


Qualche giorno fa, all'università di Berkeley, è stato trasmesso un cortometraggio intitolato Rites of Love and Math  ideato da Frenkel e dal regista francese Reine Graves e ispirato al Rites of Love and Death dello scrittore giapponese Yukio Mishima.
Lo scopo del cortometraggio è quello di raccontare la bellezza della matematica tramite il linguaggio del cinema e per farlo meglio - e qui Frankel ci ha davvero messo tutto il suo genio - bisogna ricorrere al....beh, lasciamocelo dire da lui. Fortunatamente, ho trovato un'interessantissima intervista su Oggiscienza, risalente all'aprile 2010 (riporto le parti clou...l'edizione integrale la trovate qui).

Cosa ti ha fatto scendere dalla torre d’avorio della ricerca sul parterre del mondo dello spettacolo?
Ho sempre voluto trovare un linguaggio cinematografico per raccontare la bellezza della matematica. Una formula matematica può essere bella per il suo contenuto, proprio come un quadro o una sonata. .....
Il cinema è uno strumento fantastico per divulgare la scienza. Ci sono diverse strade: girare documentari su argomenti specifici oppure raccontare la vita di un grande matematico. Ma questo richiede tempo e denaro. Io volevo fare qualcosa di più modesto: un cortometraggio. Quello che si guadagna in fattibilità, si perde però sul fronte della divulgazione perché è più difficile entrare nei dettagli dell’argomento.
Come avete scelto di esprimere la bellezza di una formula matematica nel cortometraggio?  
Ho pensato di usare una metafora universale. Perché non la bellezza di un corpo di donna? La sfida è trovare il modo di unire la bellezza corporea e quella matematica. Il matematico protagonista del mio film tatua la sua formula matematica sul corpo dell’amante. Si tratta della “formula dell’amore.” Le Forze del Male lo inseguono per impadronirsi dei poteri magici della formula, così lui la nasconde sul corpo dell’amante.
........
Nei film la matematica è sempre stata trattata dal lato dello scienziato pazzo come in “Pi” di Aronofsky o in “A beautiful mind.” Qual è l’approccio alla matematica e alle persone che la inventano nel tuo film?
Sono assolutamente d’accordo sullo stereotipo del matematico che è stato creato nella cultura popolare. Penso sia un dramma, per due motivi: in primo luogo, non fa giustizia a noi matematici, ma soprattutto, chi vorrebbe intraprendere una carriera in matematica dopo aver visto quei film? ("eh sì...la potenza espressiva di un porno è proprio quel che ci vuole...")
Il mio scopo è proprio di andare contro questi stereotipi. Volevo che il matematico nel nostro film fosse visto come un essere umano con cui il pubblico si può confrontare: cerca di fare del suo meglio in tempi difficili, è qualcuno che può amare ed essere coraggioso, che combatte per i propri ideali… La storia che raccontiamo è un’allegoria, una fiaba, quindi esageriamo. Ma ci sono continue allusioni alla realtà: come i dilemmi morali che gli scienziati devono affrontare quando inseguono le loro idee.
............
Un’ultima domanda. Qual è la magica equazione dell’amore?
 Vorrei poterti dire di aver trovato l’equazione dell’amore come il mio alter ego cinematografico, ma purtroppo non è così. Ad essere onesto, non sono nemmeno sicuro che esista!
Mentre stavamo girando il film, dovevo decidere che formula usare nel tatuaggio. Doveva essere bella e fare colpo anche sui non-matematici, poi volevo che fosse una formula vera. Alla fine ho scelto una formula da un articolo scritto con i miei buoni amici Andrei Losev e Nikita Nekrasov, dal titolo “Instantons beyond topological theory.” In questo lavoro del 2006 presentiamo un nuovo approccio per studiare un certo tipo di teorie quantistiche di campo. Abbiamo scoperto delle identità inaspettate tra diversi modi di calcolare delle funzioni di correlazione e la “formula dell’amore” è la più semplice di queste identità. Devo ammettere che, anche se non si tratta della vera e propria formula dell’amore, è stato il risultato di un sacco di duro lavoro matematico, di cui vado molto fiero! (di Luca Muzzato, La formula dell'amore: matematici al cinema).

Ah Eddy! Intelligente, brillante e dannatamente bello (eccolo in tutto il suo splendore nella foto a destra...se non vi basta, potete ammirarlo come "mamma lo ha fatto" nel trailer ufficiale del film). Mi viene da pensare che la scelta di un tale approccio divulgativo sia strettamente legata all'aspetto. La maggioranza degli scienziati "certe cose" non possono proprio permettersele. Immaginatevi un essere occhialuto, grassoccio e calvo che tatua formule sul corpo di una povera donna...bleah! sarebbe una scena a dir poco orrida. "Oh Eddy!...il mio povero cuoricino di blogger oggi se ne è andato letteralmente in frantumi".



giovedì 2 dicembre 2010

Caro presidente le scrivo...

"Caro Presidente del Consiglio,

le scriviamo perché sentiamo l'esigenza e il dovere, da studenti e da cittadini, di spiegare cosa è accaduto ieri.
Ci concederà, spero, questa premessa: molti studenti presenti alla manifestazione non solo non hanno mai messo piede in un centro sociale ma possiedono anche un'ottima media; potremmo presentarle più di un libretto, ma non lo faremo perché noi sappiamo chi siamo e questo è sufficiente." (continua su repubblica.it)

La lettera è stata letta nel corso di una puntata del programma "Exit" su La7.

domenica 28 novembre 2010

Il coacervo delle nefandezze


"Sa che cosa ha risposto Gianni Riotta, il quale, quando io e lei, signor Presidente, eravamo giovani, scriveva peril giornale Il Manifesto e ora dirige il giornale di quelli che allora chiamava padroni? Ha detto: «Caro professore, quando arriverà il prossimo premio Nobel per la fisica per un lavoro d'équipe svolto in Italia da una università italiana le dirò che ha ragione, ma prima ho ragione io e lei ha torto»."

Casomai qualcuno avesse il dubbio sulla "levatura" del direttore del Sole 24 ore, leggete questo episodio citato da un professore di fisica deputato del PD durante il dibattito in parlamento sulla riforma Gelmini
...non ci sono parole sulla pochezza di Riotta e dei tanti giornalisti che pur non sapendo un emerito cazzo circa l'università si sentono in diritto di emettere sentenze e con superficialità si accaniscono contro quella che ritengono un coacervo di nefandezze...e poi parlano proprio loro, una delle categorie più privilegiate che ci siano senza che (salvo rari casi di bravi professionisti) vi corrisponda un livello di preparazione e cultura adeguati, parlano per slogan e mai per profonda conoscenza di un argomento... 

Qui la testimonianza e qui, l'intero resoconto dei lavori.

Cla 

sabato 27 novembre 2010

La lobby di Dio alla conquista delle Università

26 novembre 2010 | Paolo Casicci | il venerdì - la Repubblica (via chiarelettere.it)

"Come entrare in una mensa universitaria e finire in bocca alla più potente organizzazione cattolica italiana. È il copione in cui si ritrovano ogni anno migliaia di studenti da Nord a Sud, con l'avallo - e i soldi - dello Stato. ..." (qui l'articolo in PDF)

Generazione derubata

Repubblica — 26 novembre 2010   pagina 141   sezione: PRIMA PAGINA

"OTTO mesi di proteste dell' università contro la legge Gelmini erano passati inosservati sui media italiani. Fino a quando una matricola ha lanciato ai professori l' idea di «fare come gli operai» e salire sul tetto della loro fabbrica, la facoltà di architettura. In pochi giorni sulle traballanti scalette del tetto di piazza Borghese si sono arrampicati troupe televisive, inviati di giornali e celebrità varie, soprattutto cantanti, attori e politici, ammesso si trovino differenze. Soltanto nelle ultime 48 ore hanno scalato il tetto del sapere tre segretari di partito, Di Pietro, Bersani, Vendola, più una folta delegazione di finiani guidata dai deputati Della Vedova, Moroni e Granata, battezzando il luogo come laboratorio di future maggioranze di governo. Visto il successo della trovata gli studenti, gente sveglia, ieri hanno "occupato" la torre di Pisa e il Colosseo, assicurandosi così la copertura sui media internazionali. Eppure la protesta di studenti, professori e ricercatori contro la sedicente riforma Gelmini era da subito una delle più semplice da spiegare, capire e condividere. Si tratta anzitutto di una delle più antiche e classiche forme di lotta democratica, cioè una rivolta fiscale. Negli ultimi cinque anni, forse meno, le tasse medie di uno studente dell' università pubblica sono raddoppiate, in cambio di servizi quasi azzerati dai tagli. Uno studente della Sapienza di Roma, il secondo ateneo del mondo per iscritti, paga in media dai 1200 ai 1800 euro all' anno, quasi il doppio di uno della Sorbona o di molte ottime università tedesche. Con la legge Gelmini, fatti due calcoli, le tasse sono destinate ad arrivare al doppio nei prossimi cinque anni. Quindi il nostro studente arriverà a versare ogni anno oltre 3000 euro, più di un collega californiano di Stanford. Ma invece di godere un campus paradisiaco..." (continua su ricerca.repubblica.it...)

di Curzio Maltese

domenica 21 novembre 2010

Art of Science 2010



2010 Art of Science Contest

Un pò di storia della cosmesi....






"Radium face cream. Advertisement for Tho-Radia, a radium and thorium-based facial cream. This French cream was marketed as a revolution in facial beauty. In 1933, when the advert was produced, radioactive elements such as radium and thorium were still considered beneficial to health. Radium was discovered in 1898 by the French scientists Marie and Pierre Curie. Marie Curie died from leukaemia brought on from working with radioactive elements the year after this advertisement was produced." (sciencephoto)

A better view



Link: sciencephotolibrary
        Science Raps

lunedì 15 novembre 2010

giovedì 11 novembre 2010

Dreaming a Fourth Dimension

"Io che sono giunto già da qualche tempo al paese della quarta dimensione, sento, al momento di trascrivere i miei ricordi anticipati, una strana pena a tradurli in lingua volgare.
Il vocabolario è infatti concepito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. Non esistono parole capaci di definire esattamente le bizzarre impressioni che si provano quando ci si eleva per sempre al di sopra del mondo delle sensazioni abituali. La visione della quarta dimensione ci svela degli orizzonti assolutamente nuovi. Completa la nostra comprensione del mondo; permette di realizzare la sintesi definitiva delle nostre conoscenze; le giustifica tutte, pure se contraddittorie, e capiamo che questa è una idea totale che espressioni parziali non saprebbero contenere. Dal momento che si esprime una idea a mezzo di parole in uso, la si limita per questo al pregiudizio dello spazio a tre dimensioni. Ora, se noi sappiamo che le tre dimensioni geometriche larghezza, altezza e profondità possono sempre essere contenute in una idea, queste tre dimensioni, al contrario, non possono mai essere sufficienti a costruire integralmente una qualità, che sia una curva nello spazio o un ragionamento dello spirito. E di questa differenza, non misurabile quantitativamente, che in mancanza di meglio noi chiamiamo quarta dimensione, di questa differenza tra il contenente e il contenuto, tra l’idea e la materia, tra l’arte e la scienza, non possono rendere conto né le cifre, né le parole costruite a tre dimensioni.
Del resto, non ci meraviglieremo che, prendendo la parte per il tutto, io designo nel corso di questo racconto con le parole quarta dimensione l’insieme continuo dei fenomeni, incorporando in questo insieme ciò che si è convenuto di chiamare le tre dimensioni della geometria euclidea. Nonostante il suo nome imperfetto, non si potrebbe considerare infatti la quarta dimensione come una quarta misura aggiunta alle altre tre, ma piuttosto come un modo platonico di intendere l’universo, senza che ci sia bisogno per questo di scontrarsi con Aristotele, come un metodo di evasione che permette di comprendere le cose sotto il loro aspetto eterno e immutabile e di liberarsi del movimento quantitativo per raggiungere niente più che la sola qualità dei fatti.
Avrei potuto, lo so, scrivendo queste note, ricorrere come certi filosofi a un vocabolario di convenzione, forgiare parole oscure per mascherare l’insufficienza del linguaggio corrente, ma ciò non avrebbe fatto che rinviare la difficoltà senza risolverla. Preferisco dunque raccontare queste memorie dei miei viaggi al paese della quarta dimensione proprio come si presentano al mio spirito senza pretesa letteraria, ingenuamente e in disordine, aspettandomi l’indulgenza dal lettore, felice solamente se posso toccare nel suo spirito qualche idea addormentata che nessuno, nel nostro mondo, aveva finora preso cura di risvegliare".
Tratto da Voyage au Pays de la Quatrième Dimension di Gaston de Pawlowski (continua su http://www.scribd.com/doc/14079258/Viaggio-Al-Paese-Della-Quarta-Dimensione-HQ)

In un mondo ormai “relativizzato”, dove le scoperte scientifiche e tecnologiche iniziarono a susseguirsi ad un ritmo sempre più incalzante, la “questione” di una quarta dimensione [1] da aggiungere alle tre consuete ebbe non poca eco fra gli scrittori, i poeti e gli artisti dei primi del novecento. Ci fu quindi una sorta di sforzo collettivo mirato a rendere l’idea di uno spazio a quattro o a più dimensioni con l’ausilio di immagini e di racconti fantastici: il fenomeno della  “volgarizzazione della Quarta Dimensione” produsse non poche opere, più o meno significative; sarà lo scopo di questo post richiamare alla memoria alcuni dei nomi più illustri, cercando nel contempo di soddisfare la gentile richiesta di un amico. 
In letteratura [2] il tema della quarta dimensione fu inaugurato da Charles Howard Hinton nel 1882 con il saggio “Che cos’è la Quarta Dimensione?” e da Edwin Abbott con il suo “Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni”[3], un romanzo fantasy che diede il via alla popolarizzazione del concetto di “spazi multidimensionali”.  
Nel 1912 uscì il “Viaggio nel Paese della Quarta Dimensione” di Gaston de Pawlowski; si tratta di un romanzo scientifico o di proto-fantascienza (fonte wikipedia) famoso per avere anticipato alcuni temi della science-fiction come, ad esempio, la riproduzione artificiale, la dittatura della scienza e gli androidi. Il racconto, incentrato sulle vicende di un viaggiatore nel tempo, è ricco di humour e di considerazioni etiche e metafisiche che lo rendono molto articolato e…leggermente pesantuccio! Fu comunque fonte di ispirazione per l’artista Marcel  Duchamp che, nel corso di un’intervista, dichiarò: “Ciò che ci interessava, in quel periodo, era la quarta dimensione”, e “…A quell'epoca avevo cercato di leggere delle cose di questo Powolowski ... Aveva scritto degli articoli su un giornale sulla volgarizzazione della quarta dimensione ... Per analogia puramente intellettuale pensavo che la quarta dimensione potesse proiettare un oggetto a tre dimensioni, ossia, che ogni oggetto a tre dimensioni che noi vediamo comunemente sia la proiezione di una cosa a quattro dimensioni che non conosciamo.
Era poco più che un sofisma, ma dopo tutto era possibile. È su questo che ho basato la Sposa nel Grande Vetro.”(vedi Making Sense of Marcel Duchamp)
Le numerose produzioni scientifico-divulgative sulla quarta dimensione influenzarono non poco gli artisti e in particolar modo i pittori di quel periodo.  Nel trattato "Les peintres cubistes" (1913), il poeta Guillaume Apollinaire scrisse: “la quarta dimensione si presenta allo spirito, dal punto di vista plastico, come generata dalle tre misure conosciute: essa rappresenta l’immensità dello spazio che, in un momento determinato, si slancia verso l’infinito in tutte le direzioni. E’ lo spazio stesso, la dimensione dell’infinito; è essa che carica di plasticità gli oggetti. Essa dà loro le proporzioni che loro competono nell’opera”.
Ma fu la rottura dell’univocità del punto di vista a dare il via ad una rappresentazione pittorica dell’elemento “tempo”. “È necessario che l’artista abbia il tempo di vedere l’oggetto, e quando passa alla rappresentazione porta nel quadro tutta la conoscenza che egli ha acquisito dell’oggetto. La percezione, pertanto, non si limita al solo sguardo, ma implica l’indagine sulla struttura delle cose e sul loro funzionamento. I quadri cubisti sconvolgono la visione perché vi introducono quella che è definita la «quarta dimensione»: il tempo. Negli stessi anni, la definizione di tempo, come quarta dimensione della realtà, era postulata in fisica dalla Teoria della Relatività di Albert Einstein. La contemporaneità dei due fenomeni rimane tuttavia casuale, senza un reale nesso di dipendenza reciproca. Appare tuttavia singolare come, in due campi diversissimi tra loro, si avverta la medesima necessità di andare oltre la conoscenza empirica della realtà per giungere a nuovi modelli di descrizione e rappresentazione del reale.
L’introduzione di questa nuova variabile, il tempo, è un dato che non riguarda solo la costruzione del quadro, ma anche la sua lettura. Un quadro cubista, così come tantissimi quadri di altri movimenti del Novecento, non può essere letto e compreso con uno sguardo istantaneo. Deve, invece, essere percepito con un tempo preciso di lettura. Il tempo, cioè, di analizzarne le singole parti e ricostruirle mentalmente, per giungere con gradualità dall’immagine al suo significato
”. (tratto da Visibilmente)
E la quarta dimensione ebbe il suo peso anche nel cinema. “Images mathematique de la quatrième dimension” è uno dei film scientifici più riusciti di Jean Painlevé, medico e regista francese e, in un certo senso, figlio d’arte. Il padre, Paul Painlevé, fu un matematico d’eccezione, che contribuì non poco allo studio delle equazioni differenziali ordinarie [4], oltre che un politico (abbastanza mediocre secondo alcune fonti).
Il documentario, con voce narrante esterna, inizia con la descrizione metodica prima dello spazio unidimensionale, poi bidimensionale e tridimensionale. Dopodiché dall’osservazione di un mondo bidimensionale abitato da topi piatti immagina come un essere umano appartenente alla terza dimensione possa interagire con quel mondo; arrivato a questo punto suggerisce come degli ipotetici esseri di una quarta dimensione possano interagire con noi abitanti della terza. Infine, procedendo per gradi, fa coincidere la quarta dimensione con il tempo.
 Faccio un’ultima considerazione prima di lasciarvi alla visione delle Images mathematique. Il concetto di quarta dimensione non è facilmente intuibile; le difficoltà sono innumerevoli e dipendono dalla nostra mente, troppo spesso abituata a ragionare in termini “bidimensionali” fin dalla più tenera età. La geometria piana è abbastanza comprensibile: è facile individuare e definire rettangoli, quadrati o triangoli; calcolare perimetri e aree…ma la geometria dei solidi, è già di per sè abbastanza dolorosa…pare che lo stesso Einstein si sia reso conto di questo limite abbastanza diffuso [5].  Ma tutto ciò, viene affermato senza disconoscere le capacità di quei pochi eletti che si trovano a loro perfetto agio in spazi a 11 o a 26 dimensioni, numero che pare sia destinato a crescere.
[1] il tentativo di dare una definizione esatta di quarta dimensione iniziò verso la fine del diciottesimo secolo e fu legato alla ricerca di una verifica del quinto postulato di Euclide e alla conseguente nascita delle geometrie non euclidee ad opera di Carl Friederich Gauss.
[2] Ovviamente non sto prendendo in considerazione la letteratura “orrorifica” ottocentesca che vide nella quarta dimensione  “la dimensione propria degli spiriti”. Se non erro, tale idiozia fu suggerita da Johann Karl Friedrich Zollner (professore di astronomia all’Università di Lipsia) e sviluppata da Gustav Fechner, autore di un saggio dal titolo "Perché lo spazio ha quattro dimensioni" (1846).
Vedi anche La quarta dimensione attira scienziati e ciarlatani 
[3] Agli / Abitanti dello SPAZIO IN GENERALE / E a H. C. IN PARTICOLARE / E' Dedicata Quest'Opera / Da un Umile Nativo della Flatlandia / Nella Speranza che,/ Come egli fu Iniziato ai Misteri / Delle TRE Dimensioni / Avendone sino allora conosciute / SOLTANTO DUE / Così anche i Cittadini di quella Regione Celeste / Possano aspirare sempre più in alto / Ai Segreti delle QUATTRO CINQUE 0 ADDIRITTURA / SEI Dimensioni / In tal modo contribuendo / All' Arricchimento dell'IMMAGINAZIONE / E al possibile Sviluppo / Della MODESTIA, qualità rarissima ed eccellente /fra le Razze Superiori / Dell' UMANITA "SOLIDA".
Link: Flatlandia e Curvolandia
[4] E’ probabile che molti di voi le conoscano già; sono le 6 equazioni differenziali di Painlevé & students: le trovate qui o qui.

[5] "Esiste un curioso aneddoto riguardo Albert Einstein: ad un convegno di fisici, subissato dalle critiche per la sua balzana concezione di uno spaziotempo a quattro dimensioni, egli propose il seguente problema:
Dati sei stuzzicadenti, costruire 4 triangoli equilateri.
Nessuno dei presenti riuscì a posizionare su di un piano gli stuzzicadenti per formare i triangoli richiesti, il che è infatti impossibile, al che Einstein compose un tetraedro coi sei stuzzicadenti e disse:
Se non sapete usare la terza dimensione, che sperimentate tutti i giorni, come sperate di capire la quarta?" (fonte Wikipedia)

sabato 6 novembre 2010

I will Derive!

 Questo video è pulp...molto pulp...pure troppo...


Lyrics:

At first I was afraid, what could the answer be?
It said given this position find velocity.
So I tried to work it out, but I knew that I was wrong.
I struggled; I cried, "A problem shouldn't take this long!"
I tried to think, control my nerve.
It's evident that speed's tangential to that time-position curve.
This problem would be mine if I just knew that tangent line.
But what to do? Show me a sign!

So I thought back to Calculus.
Way back to Newton and to Leibniz,
And to problems just like this.
And just like that when I had given up all hope,
I said nope, there's just one way to find that slope.
And so now I, I will derive.
Find the derivative of x position with respect to time.
It's as easy as can be, just have to take dx/dt.
I will derive, I will derive. Hey, hey!

And then I went ahead to the second part.
But as I looked at it I wasn't sure quite how to start.
It was asking for the time at which velocity
Was at a maximum, and I was thinking "Woe is me."
But then I thought, this much I know.
I've gotta find acceleration, set it equal to zero.
Now if I only knew what the function was for a.
I guess I'm gonna have to solve for it someway.

So I thought back to Calculus.
Way back to Newton and to Leibniz,
And to problems just like this.
And just like that when I had given up all hope,
I said nope, there's just one way to find that slope.
And so now I, I will derive.
Find the derivative of velocity with respect to time.
It's as easy as can be, just have to take dv/dt.
I will derive, I will derive.

So I thought back to Calculus.
Way back to Newton and to Leibniz,
And to problems just like this.
And just like that when I had given up all hope,
I said nope, there's just one way to find that slope.
And so now I, I will derive.
Find the derivative of x position with respect to time.
It's as easy as can be, just have to take dx/dt.
I will derive, I will derive, I will derive!

domenica 31 ottobre 2010

Carnevale della Fisica # 12

Su "Scientificando" di Annarita Ruberto, si è celebrato il dodicesimo Carnevale della Fisica. Giusto per fare un breve riassunto il numero dei partecipanti ha raggiunto quota 38 per un totale di 102 contributi...notevole! E c'è da dire che il tema di questa edizione: "la didattica", ha dato lo spunto necessario per post di altissimo livello. Le congratulazioni vanno alla padrona di casa e a tutti i partecipanti. Un'ultima cosa, ho notato la quantità e la qualità degli ebook e, devo dire che sono lavori straordinari fatti da autori d'eccezione, vorrei ricordarvi: "Una Nuova...Caduta dei gravi" di Maria Intagliata, le "Vite degli astronomi" di Amedeo Balbi e, di Annarita Ruberto: "sulle trasformazioni della materia", "su temperatura e calore", i "dieci esperimenti sull'aria per i piccoli" e "i cinque sensi". Mi è piaciuto moltissimo "Come funziona LHC? La serie completa" (versione in pdf) di Marco Delmastro e poi (e stavolta chiudo sul serio) sono rimasta colpita dai lavori (li trovate qui e qui) di Marco Cameriero, uno studente di soli 15 anni!! Beh, se non lo avete già fatto, andate, leggete con attenzione e divertitevi! Il prossimo carnevale sarà ospitato da Gravità Zero.
Un grazie di cuore ad Annarita.

giovedì 28 ottobre 2010

"Eravamo ragazzi"...


"Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!”.
Da Facebook… In mezzo ad un mare di cazzate, una sacrosanta verità.

Via: 3n015'

mercoledì 27 ottobre 2010

Esperimenti di "narrazione scientifica": il “Cassiopeia Project”



Il “Cassiopeia Project” è  un ambizioso progetto internazionale di didattica della scienza made in USA. Si tratta di una enorme raccolta di video da inserire in un contesto narrativo prestabilito; una specie di racconto fantascientifico a puntate intitolato “CounterClockWise”.  Il materiale (ovviamente è tutto in inglese…purtroppo!), completamente free, è scaricabile e riutilizzabile. Le puntate dedicate alla fisica sono tantissime; le potete trovare sul canale youtube del Cassiopeia o sul sito ufficiale

martedì 26 ottobre 2010

Unpopular Science

Questa non dovete assolutamente perdervela! Si tratta di una graziosissima "interpretazione" dei principi e delle leggi della fisica.

Fonte: ZapperZ

sabato 23 ottobre 2010

Una breve storia del cinema scientifico



Era il 28 Dicembre del 1895 quando i fratelli Lumière stupirono il mondo con la prima proiezione pubblica. Il cinema, la così detta settima arte, nacque ufficialmente allora, anche se i primi passi furono mossi nel 1873 grazie all’impegno di un astronomo, un fotografo e un fisiologo.
Le immagini in movimento (“la fotografia che si muove”), antenate del film vero e proprio, vennero concepite come un prezioso strumento di ricerca scientifica, oltre che di divulgazione. Ed è strano considerare come il più potente mezzo di intrattenimento dei nostri giorni, sia nato con scopi molto più “seri”, sintetizzabili in due sole parole: didattica e ricerca (la vera nascita del cinema).
La stessa storia del documentario, che comprende al suo interno il “film scientifico”, segue l’evoluzione del cinematografo fin dai suoi albori.

In Italia, la nascita del documentario è legata ai nomi di Roberto Omegna, Arturo Ambrosio e Luigi Maggi. Il Breve filmato su Galileo Galilei, ad opera di Ambrosio e Maggi, fu uno dei primi esempi di documentario storico dedicato ad un personaggio scientifico (Cinema e scienza in Italia).

Agli inizi del novecento, ci fu un crescendo di produzioni che riguardarono diversi Paesi del vecchio continente come Francia, Inghilterra, Germania, Danimarca e Russia, legati anche alla nascita di numerose scuole (vedi: il documentario). In tal contesto vanno citati il francese G. Méliès (Voyage dans la lune, 1902 e Les rayon Roentgen, 1898), lo spagnolo Segundo de Chomon (Eclipse de sol, 1905) e l’inglese Robert William Paul (The motorist, 1905)

Ma uno dei più grandi maestri del documentarismo scientifico fu Jean Painlevè (ne ho già parlato qui), fra le sue opere, va certamente menzionata: “Images mathématiques de la quatrième dimension”del 1937.

Nel 1924, fu fondato in Italia l’Istituto Nazionale LUCE (L’Unione Cinematografica Educativa) che avvalendosi dell’impegno di numerosi registi e giornalisti, diede vita a reportages di buon livello tecnico, molto spesso rovinati, nel loro intento didattico, dalla massiccia presenza di messaggi di propaganda del regime fascista.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, a partire dagli anni trenta, ci fu una produzione abbastanza vasta di film dedicati alla vita di scienziati famosi; la Madame Curie di Mervyn LeRoy ne è un esempio.
Sempre a partire dagli anni trenta, la Paramount Pictures produsse la Popular Science Film Series (1935 – 1949) dai chiari intenti divulgativi. Per farvi un’idea di come potevano essere questi “corti” andate su questo link.

Per concludere, vorrei parlarvi dei film divulgativi della Walt Disney (di sicuro ricorderete Paperino nel mondo della Matemagica).
Negli anni cinquanta, la Disney produsse diversi lungometraggi sul programma spaziale americano con la collaborazione di Wernher von Braun. Riporto alcuni dei titoli: Man in Space e Man and the Moon (entrambi del 1955), Mars and Beyond (1957). Film, che oltre ad attrarre l’interesse del pubblico americano, attrassero anche e soprattutto quello dei russi.
Oltre a questi, nel 1957 uscì “Il nostro amico Atomo”, film “leggermente” propagandistico volto a celebrare l’avvento dell’era nucleare. Tutti i baby boomers furono costretti a vederlo negli auditorium delle loro scuole. Su wikipedia leggiamo infatti: "Walt Disney's classic 1956 indoctrination tool that nearly every American of a certain age remembers reading in school (in between duck and cover drills, of course). One of the first examples of commercial "synergy," this book was a tie-in to the film of the same name as well as an exhibit at Disneyland's Tomorrowland. All three projects sought to present the cheerful, non-destructive side of the atom in entertaining and, in hindsight, absurdly naive way" ..... "a joint effort of various minds and interests to make the concept of atomic power something to look forward to, not fear, as we headed into the space-age".


Per chiudere questa breve storia sul cinema scientifico, aggiungo soltanto che negli anni 60/70 i documentari televisivi sostituirono quasi del tutto quelli cinematografici … lentamente, si arriverà al documentario d’oggi, a Superquark …o a Cosmo e a personaggi come Carl Sagan, Michio Kaku o il nostro Piero Angela.

Per approfondire: