lunedì 31 agosto 2009

Quando internet genera dipendenza


Ebbene sì, alcuni individui sono internet-dipendenti, e la loro patologia allarma medici e psicologi.
E' conosciuta come Internet Addiction Disorder (I.A.D), la malattia dovuta all'abuso di internet che presenta gli stessi sintomi di una tossicodipendenza.
Persone che vanno in tilt perché non possono connettersi, insonni che si alzano nel cuore della notte per controllare la propria email o per chattare con altri che, probabilmente, soffrono del loro stesso disturbo e poi....numerosissimi amici, ma tutti virtuali. Questi sono alcuni dei campanelli di allarme che segnalano la presenza di una vera e propria patologia diagnosticata per la prima volta da Ivan Goldeberg, psichiatra americano.
I principali sintomi della I.A.D. sono:
1. Bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione;
2. marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;
3. sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line, classici sintomi astinenziali;
4. necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all’intenzione iniziale;
5. impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l’uso di Internet;
6. dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete;
7. continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete.
(tratto da anagen.net).

Detto in poche parole: "se il vostro cervello rimane perennemente connesso avete un problema".

Se avete dei dubbi riguardo al vostro grado di assuefazione andate su questo link e fate il test della dipendenza da internet, ovviamente, se ancora riuscite ad essere sinceri, almeno con voi stessi.

sabato 29 agosto 2009

Plasmobot: il robot amorfo

Mi ricorda un pò una tecnologia alla terminator anche se, in quel caso, si trattava di metallo liquido, qui si tratta invece di "muffe". O meglio, di un particolare tipo di muffa molto intelligente, la Physarum polycephalum che vive in ambienti umidi come giardini e boschi.
Un gruppo di ricercatori della University of the West of England sta cercando di creare il primo "robot amorfo biologico" non basato sulle comuni tecnologie al silicio.
"L'idea di computer della maggioranza delle persone è quella di un pezzo di hardware con un software progettato per compiere specifici compiti. Questa muffa è una sostanza naturale con una propria intelligenza acclusa. Si propaga e cerca fonti di nutrienti e quando li trova si ramifica in una serie di prolungamenti protoplasmatici. La muffa è capace di risolvere complessi calcoli computazionali, come trovare il percorso più breve fra diversi punti e altri calcoli logici. In precedenti esperimenti abbiamo già mostrato anche la capacità di questa muffa di trasportare oggetti. E possiamo usare la luce o stimoli chimici per farla crescere in certe direzioni", parole di Andy Adamatzky, che poi afferma: "questo nuovo robot, chiamato plasmobot, sarà in grado di sentire piccoli oggetti, afferrarli e trasportarli lungo una direzione preprogrammata. I robot avranno input e ouput paralleli, una rete di sensori e la capacità di divorare numeri come quella di un super computer. Il plasmobot sarà controllato da gradienti spaziali di luce, campi elettromagnetici e dalle caratteristiche del substrato su cui è collocato. Sarà un robot amorfo intelligente completamente controllabile e programmabile in cui è incorporato un computer a parallelismo massiccio.".....

"Siamo appena ai primi stadi della nostra comprensione di come possano essere applicate le potenzialità di questo microrganismo, ma negli anni a venire potremmo essere in grado di utilizzare, per esempio, la capacità della muffa di spostare piccole quantità di sostanze chimiche verso un obiettivo usando la luce per indirizzarlo su un bersaglio; oppure si potrebbe usare il movimento come aiuto al montaggio di microcomponenti di macchine. In un futuro molto lontano potremo essere in grado di sfruttare la forza del microrganismo all'interno del corpo umano, per esempio per trasportare farmaci in certi distretti del corpo. E' anche possibile che migliaia di minuscoli plasmobot vivano sulla nostra pelle eseguendo compiti di routine e liberando il nostro cervello per altre cose. Per il momento è del tutto teorico, ma diversi scienziati lo vedono come un potenziale sviluppo del calcolo amorfo."

Mi sa un pò di fantascienza, per non dire altro, a voi che ve ne pare?

Fonte: Le Scienze

venerdì 28 agosto 2009

Richard Feynman: The Messenger Series

"Penso di poter affermare che nessuno capisce la meccanica quantistica."



Si tratta del progetto Tuva della Microsoft. Andando sul seguente link troverete una raccolta di video delle lezioni di Richard Feynman tenute alla Cornell University nel 1964. Le lezioni sono tutte sottotitolate e il video player permette di prendere facilmente gli appunti fornendo inoltre diversi strumenti interattivi. Se amate la fisica e in particolar modo Feynman vi consiglio di dare un'occhiata.

martedì 25 agosto 2009

Progetto genoma


Immagine tratta da http://www.sestopotere.blogspot.com/

L’articolo di cui vi parlerò risale a ieri (newscientist.com, Your genome isn't that precious – give it away).
Riguarda la nuova moda del momento, “i test genetici”. Negli Stati Uniti soprattutto, un sacco di persone sono sempre più attratte dalla possibilità di testarsi. Le spiegazioni per questa scelta sono tante: si possono scoprire le origini della propria famiglia, i rischi di sviluppare determinate malattie e le possibilità di trasmetterle ai figli. Ok! Di motivi ce ne sono diversi, ma il primo in assoluto è la curiosità di sapere chi sono i nostri antenati (se ci sono malattie gravi trasmissibili geneticamente, purtroppo, presto o tardi, ce ne rendiamo conto). I risultati di questi test possono rimanere privati o esser resi pubblici (si potrebbe eventualmente scegliere l’opzione di non rendere noto il nome).
Si tratta di elenchi, libroni, con nome, cognome, data di nascita e tutte le informazioni che concernono il genoma dell’individuo, dei veri e propri “registri genomici”, se così si possono chiamare.
L’autrice dell’articolo si è sottoposta volentieri al test, che ha coinvolto anche il marito e i suoi genitori. L’azienda che le ha spedito a casa (si può ritirare anche tramite internet) il kit per il campionamento del DNA si chiama 23andMe (non ho alcuna idea riguardo al significato del nome) e ha sede a Mountain View, in California,…come Google! La nostra articolista è stata poi fortunata (o sfortunata… dipende dal punto di vista), infatti, la 23andMe non ha trovato nulla di particolarmente interessante in lei e la sua famiglia, a parte una predisposizione alla psoriasi e alla intolleranza al lattosio, oltre alla scoperta dell’origine ebrea del padre (tenuta nascosta per tantissime generazioni dai suoi antenati).

Dopo tutto questo preambolo, l’autrice si chiede come mai alcune persone non vogliono rendere pubblici e condividere, per amore della scienza ovviamente, i loro patrimoni genetici. Lei stessa ammette che potrebbero finire nelle mani sbagliate (ad esempio in quelle dei nostri datori di lavoro o assicuratori) ma dato che le discriminazioni, per legge, sono vietate, tutti dovrebbero stare più tranquilli e fare meno i paranoici.

A questo punto parliamo di un mega-progetto di ricerca (non ancora mega ma che si avvia a essere tale), quello della Harvard Medical School's Personal Genome Project, interessato a rendere il sequenziamento del genoma individuale più accessibile spezzando qualsiasi criterio di privacy. Il PGP obbliga coloro che scelgono di partecipare a rendere i loro dati genetici e altre informazioni personali a disposizione di ricercatori e pubblico.
Ciò include non solo le sequenze genomiche, ma anche storie mediche e informazioni fenotipiche.

Le prime 10 persone del PGP hanno reso pubblico tutto senza muovere alcuna obiezione.
I 100 prossimi volontari, fra i quali la nostra giornalista, saranno ben felici di fare lo stesso.
Altra affermazione tratta dall’articolo:”L'approccio aperto del PGP è pragmatico: la società ha molto da guadagnare da un accesso illimitato a sequenze del genoma, storia medica e dati fenotipici.”
Ma chi è che guadagna e perché? Sono le industrie farmaceutiche che possono guadagnare con un libero accesso a queste informazioni? E’ l’umanità tutta che ci guadagna?

Cara Pinco Pallina, non affermare che le persone che vogliono tenere per sé determinate informazioni peccano di umiltà…anzi, mi sa che i poco umili siete voialtri. E oltretutto non confondiamo le acque. Ci sono persone affette da malattie genetiche gravi o con una chiara predisposizione a svilupparle che hanno tutto il diritto di sapere se i loro figli possono ereditare a loro volta queste disgrazie. E se c’è la possibilità di evitare tutto questo, hanno il diritto di scegliere. Ma sapere che tuo marito è intollerante al latte, che tuo padre ha la predisposizione al mal di pancia se mangia pasta e fagioli e in più è di origine ebrea, che vuoi che me ne freghi? Che peso vuoi che abbia per il progresso scientifico? A quale “pubblico” di buon senso dovrebbero interessare certe cose? Sei nella media, soffri di lievi disturbi come la maggioranza del genere umano e il tuo DNA non possiede niente di rilevante, cosa che ti rende fortunata.
Del resto, se ci fosse stato qualcosa di anomalo, potevi ritrovarti in qualche sperduto laboratorio segreto, collegata con fili e aghi a strani macchinari e invece, dato che sei normale, stai comodamente a casa tua, a scrivere stronzate.

sabato 22 agosto 2009

Addio Luna!

La Nasa è in crisi, pare che non ci sia alcun dubbio. L'ultima parola sarà del presidente Obama.
In effetti i segnali si avvertivano. La stessa celebrazione dei quarant'anni dal primo allunaggio, i concorsi, tipo quello "vinci un pezzo di Luna", le "foto" dei siti lunari dove l'uomo ha poggiato per la prima volta il suo piede, tutte queste cose avevano un pò l'aspetto di un disperato tentativo di attirare il pubblico. Possibile che i viaggi sulla Luna non esercitino più alcun fascino? Che l'avventura dell'uomo nello spazio sia già conclusa? ...tra l'altro, ancora prima di cominciare!
L'ex presidente Bush aveva affermato:"sulla Luna entro il 2020 e su Marte entro il 2050". Pare invece che non ci sarà nessun nuovo sbarco sulla Luna prima del 2028 (o forse mai).
"La Nasa non ha i soldi per fare quello che vorrebbe fare, e non saprebbe che cosa fare neppure se avesse i soldi", parole amare.
Probabilmente sparirà il mestiere dell'astronauta e le missioni verrano lasciate in mano a robot sempre più sofisticati. Se la situazione non migliora, la Nasa verrà lentamente privatizzata o smantellata del tutto.

Fonte: Se Obama stacca la spina alla signora delle stelle
Houston ha un problema. Nessuna impresa prima del 2028

giovedì 20 agosto 2009

Attenti agli zombies!

1968, "La notte dei morti viventi", ve lo ricordate il film, no? Ebbene, questo film è stato lo spunto per una ricerca "seria", ovvero una simulazione per vedere quanto si potrebbe diffondere un male di questo tipo (se esistesse sul serio). La risposta è drammatica: "l'umanità verrebbe completamente annientata".
Gli autori di questa ricerca sono dei matematici canadesi delle università di Ottawa e Carleton. R.J.Smith? (si chiama proprio così, col punto interrogativo incluso, dato che Smith è un cognome troppo diffuso ha deciso di aggiungersi un ?) ci spiega: "abbiamo ricreato l'attacco degli zombie creando un modello basato sulle nozioni biologiche immaginate nei film di genere", e "una volta creato il modello osserviamo il risultato con soluzioni numeriche".

Lo studio prende in analisi diversi parametri come il periodo di zombizzazione, ovvero il tempo impiegato da un essere umano per trasformarsi in uno zombie.
Lo scopo degli studiosi era quello di creare un modello matematico per un tipo di infezione non convenzionale, per cui, non è da prendere alla lettera!

giovedì 13 agosto 2009

Aurore polari

Le aurore polari non sono speculari, anzi sono perfettamente asimmetriche.
Si tratta di uno studio condotto da due ricercatori norvegesi Nikolai Østgaard e Karl Magnus Laundal, pubblicato su Nature. Le aurore, note come aurora boreale per l’emisfero nord e aurora australe per l’emisfero sud sono caratterizzate da una distribuzione asimmetrica della loro intensità.
Al di là di alcune differenze stagionali, le due aurore, fino al 2005, erano state considerate perfettamente simmetriche (vedi http://www.nasa.gov/home/hqnews/2005/apr/HQ_05089_aurora_images.html).
Il fenomeno, caratterizzato da bande luminose di colore verde, azzurro o rosso, dette "archi aurorali", ha origine dall’interazione di particelle cariche (elettroni e protoni) di origine solare con la ionosfera terrestre. Tali particelle eccitano gli atomi della ionosfera che, diseccitandosi, emettono luce di varie lunghezze d’onda.

Analizzando le immagini catturate dalla Wideband Imaging Camera e dalla Polar Visible Imaging System Earth Camera, i due ricercatori hanno notato che le macchie dell’aurora australe osservate al tramonto in inverno sono molto più persistenti e durature di quelle visibili all’alba dell’aurora boreale estiva.
L’osservazione di questo fenomeno potrebbe essere una prova dell’esistenza di "correnti elettromagnetiche inter-emisferiche stagionali", la cui presenza non è stata ancora dimostrata. (Fonte: galileonet.it)
Alcune curiosità tratte da wikipedia:
-le forme sono molto varie ma la luce visibile di un’aurora è in genere giallo-verde. Molto raramente, ogni dieci anni circa, l’aurora può essere rosso sangue da cima a fondo.
-L’ossigeno atomico è responsabile del colore verde, l’ossigeno molecolare del rosso mentre l’azoto causa il colore blu.
-A volte durante il manifestarsi di un’aurora si possono sentire dei suoni, simili a sibili, la cui origine non è tanto ben compresa. L’ascolto di tali suoni è facilitato dalla presenza di oggetti metallici.
-Il 28 agosto 1859, apparve il fenomeno dell’aurora in una vasta area del territorio americano. Grazie alla "Grande Aurora" del 1859 si compresero meglio i fenomeni legati all’attività solare.
-Come ho già spiegato, questo fenomeno è provocato dalla collisione delle particelle cariche prodotte dal vento solare, che vengono accelerate dal campo magnetico terrestre, con la parte più alta della nostra atmosfera. Ma è anche stato notato che non sempre questo contatto dà origine alle aurore boreali. Cè quindi qualcosa che sfugge...
-La forma che assumono questi fasci di luce non è sempre casuale. Mettendo a confronto le aurore boreali con le coste sopra cui appaiono si è visto che queste luci tendono a rifletterne la forma. Il motivo? Non si sa di preciso.
-Gli antichi popoli norreni credevano che fossero le armature splendenti delle valchirie la causa dell’aurora boreale.

Infine, una raccolta di foto: