mercoledì 16 dicembre 2009

Mah...


Poco fa ho letto questo articolo: "Occhio alla metafisica travestita da scienza" e...beh, diciamo che sono rimasta un pò allibita. Intanto, come prima cosa mi chiedo, l'ha scritto lui o lo ha solamente "postato"? La risposta in questo caso è semplice, arriva direttamente dal web ed è sì, è opera sua.
Vediamo uno per uno i punti che non mi convincono o peggio che mi stravolgono.
1. Cito: "È perfettamente comprensibile che i passati tumultuosi rapporti tra scienza e fede - in buona sostanza il "caso Galileo" - inducano alla prudenza e al desiderio di non aprire nuovi conflitti e anzi di stabilire un terreno di concordia."
Allora, ridurre tutti i passati tumultuosi rapporti al caso Galileo mi sembra già di per sè un pò misero e in ogni caso diversi nuovi conflitti sono già in atto...
2. "Il timore che nascano nuove accuse d'intolleranza - nel contesto dell'ostilità diffusa in occidente nei confronti del "proprio" pensiero religioso - non può però indurre ad accettare come "verità scientifiche" indiscutibili, da prendere per buone come tali e da "conciliare" con la fede, quelle che sono soltanto credenze metafisiche contrabbandate come fatti oggettivi sperimentalmente accertati." E quali sarebbero queste credenze metafisiche? Forse la teoria delle stringhe? No, le neuroscienze. Che l'encefalo sia il più grande mistero dell'universo assieme all'universo stesso * è indiscutibilmente vero. Il cervello è oggetto di ricerche serie da poco tempo e ricordo che in alcune epoche era proibito effettuare studi in tal senso. Nel XVI sec. Andrea Vesalio effettuava le sue autopsie di nascosto (anche Leonardo da Vinci aveva questa strana abitudine). Cartesio introdusse il concetto di dicotomia tra corpo e anima (la res cogitans e la res extensa o cervello inteso come organo), parole pesate, teorie sistemate un pochino ad hoc per paura di destare l'attenzione della sacra inquisizione (il problema non riguardava soltanto Galileo Galilei) anche se, con la nascita dell'anatomia e della fisiologia come nuovi campi del sapere, il cervello assumeva un ruolo rilevante come centro indiscusso di mente e psiche.
3. L'utilizzo della filosofia bergsoniana che non passerà di moda e in particolare l'affermare di trovarsi in perfetto accordo con la frase: "È comprensibile che degli scienziati che filosofeggiano oggi sulla relazione tra fisico e psichico si schierino con l'ipotesi parallelista...Ma se qualcuno di loro ci verrà a dire che questa è scienza, che è l'esperienza che ci rivela un parallelismo rigoroso e completo tra vita cerebrale e mentale, ah no!, lo fermeremo e gli risponderemo: potete senz'altro, voi scienziati, sostenere questa tesi, come la sostiene il metafisico, ma non è più lo scienziato che parla in voi, è il metafisico. Ci restituite semplicemente quel che vi abbiamo prestato.". Purtroppo, che ci sia un grosso parallelismo tra vita cerebrale e mentale è un dato di fatto, testimoniato da anni e anni di studi psichiatrici e dalle ultime scoperte sulla formazione dei ricordi (che poi, sono strettamente connessi all'apprendimento)...e, in tutto ciò, non vedo niente di metafisico.
4."Nessun pensiero religioso vivo può convivere con il naturalismo, che ne costituisce la negazione radicale. " Qui mi chiedo se per caso si riferisca al naturalismo francese inteso come corrente filosofico-letteraria, che tra l'altro, non era così superficiale come alcuni pretendono.
5."Il naturalismo ha come progetto la riduzione del pensiero e dell'anima a mere manifestazioni di processi fisico-chimici. Entro questa riduzione i temi della libertà, della finalità, della morale si dissolvono." (il naturalismo? o forse voleva dire lo scientismo? non è che sono proprio la stessa cosa). Mi chiedo perché molto spesso si caccia a sproposito questa idea della morale che si dissolve a seconda di come progredisce il pensiero scientifico. Questi signori pensano ancora che la morale appartenga soltanto a coloro che credono nell'inferno, paradiso e purgatorio e quindi in una eventuale dannazione dell'anima se non ci si comporta bene? La morale appartiene (o non appartiene) all'uomo a prescindere dal credo.
Capisco che alcuni (magari anche molti) scienziati, colpevoli di scientismo, risultino sgradevoli quasi quanto i clericali ultras, nel momento in cui tentano di imporre il loro credo ma, c'è da considerare che nel momento in cui si fa ricerca, il ricercatore crede fermamente nello studio che vuole portare avanti a tutti i costi e del resto, è chiaro che non si possono vendere prodotti dei quali non si è convinti. Motivo per cui, è molto probabile che lo scienziato, nel momento in cui si reca in un laboratorio non verrà preso dalla paura di finire all'inferno a seconda degli studi che intraprende.
E poi, chi è che stabilisce il confine esatto oltrepassato il quale le neuroscienze diventano metafisica? Gli scienziati scientisti no di certo perché sono i peccatori da redimere e sono estremisti, i teologi dovrebbero essere pure loro degli estremisti, i filosofi? Ma rispondere alla neurofilosofia con la filosofia di Bergson non mi sembra una genialata. La filosofia è molto spesso legata ai fenomeni di costume e alle conoscenze (anche scientifico-tecnologiche) dell'epoca e non può essere vista come verità universale senza peccare di bieco tradizionalismo. Continuando a citare i filosofi del passato tipo Bergson come detentori di verità assolute finiremo all'ipse dixit di Aristotele. E allora chi può? Gli scienziati credenti? Israel e Zichichi sapranno dividere la scienza buona dalla cattiva?


Vedi: Le neuroscienze ieri e oggi

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