domenica 26 luglio 2009

Cambiamenti climatici


di Cristina Turchi, "Ciminiere", tratta da Requiem per il Petrolio

Il clima sta cambiando sì o no? E' una domanda che va di moda, quasi come quella dello sbarco sulla Luna,.... ha avuto luogo nel 1969? C'è stato,..... è stata una montatura cinematografica....boh.... Credo che si andrà avanti così per moltissimo tempo. Lasciamo da parte la Luna, che fortunatamente brilla indisturbata sui nostri cieli (almeno fino a quando non ci costruiranno sopra il primo condominio...) e soffermiamoci sul clima.
Nel 1979 ci fu la prima conferenza mondiale sui cambiamenti del clima che ha reso noto il problema di come "....prevedere e prevenire potenziali cambiamenti climatici causati da attività umane che potrebbero avere un effetto negativo sul benessere dell'umanità" (fonte: ISPRA).
Se ne discute ancora, come del resto testimoniano le 80 milioni di fonti presenti su Internet (a detta del New Scientist), eppure la maggioranza delle persone (di tutti gli Stati Occidentali), non si preoccupa minimamente di questo problema e, cosa ancora più particolare, c'è un numero di scienziati, tutto sommato non grandissimo ma comunque rilevante, che rema contro. Ebbene, diversi studiosi negano l'esistenza del problema, negano che il petrolio prima o poi finirà, negano gli effetti negativi delle emissioni di CO2 (ma quale anidride carbonica? ogni mattina mi attacco al tubo di scappamento della mia auto, respiro tutto a pieni polmoni e non ne soffro affatto, anzi....scoppio di salute!), negano che sia opportuno puntare sulle energie alternative, perché in fondo in fondo, le ciminiere piacciono, fanno parte di una decantata cultura industrial e si abbinano perfettamente all'ambiente, anzi, arricchiscono il paesaggio con nubi variopinte e forniscono quella soffice nebbiolina che rende ancora più poetiche le vie delle città. E quindi, che bisogno c'è di puntare sui pannelli solari? O sull'energia eolica? Quando possediamo quell'inesauribile fonte di energia e di ricchezza (per certa gente, soprattutto ricchezza) che si chiama petrolio, chiamato "oro nero" dagli amici, considerato m...a da chi non ne comprende appieno il fascino.
Adesso, non voglio parlare di catastrofi imminenti dovute al cambiamento climatico e non voglio contribuire a gettare allarmismi, come del resto buona parte degli scienziati che si dedicano da più di quarant'anni a questo problema non ha alcuna intenzione di fare. Ciò che voglio sottolineare è l'importanza della salute umana e il fatto che, in alcune città, come ad esempio Pechino, l'aria è letteralmente irrespirabile (vedi articolo). Ma non solo questo....parliamo di un'altra cosa abbastanza tangibile...la spazzatura o meglio, la "monnezza", come la chiamano a Napoli (altro abbellimento e punto di forza delle nostre città)... che facciamo con quella? I ricchi petrolieri e i vertici della finanza mondiale sapranno sicuramente come risolvere il problema....gli scienziati con la "esse minuscola" (con la esse minuscola perché si abbassano a parlare di monnezza invece che di astri del cielo) propongono timidamente vie d'uscita (qualche giorno fa su rai1, c'è stata una rubrica interessante di superquark riguardo lo smaltimento dei rifiuti e le "possibilità" che possono scaturire da un corretto riciclo).
Ma tutto questo non fa presa sulla gente. Alcune fabbriche liberano di nascosto sostanze nocive, fanno ammalare di cancro gli sfortunati o i "pezzenti" che vivono nelle loro vicinanze...e si perde tempo a fare inutili polemiche.
Anche voi scienziati perché una buona volta non vi mettete d'accordo e non lasciate da parte gli interessi di alcuni "individui" che non desiderano cambiamenti e svolte epocali perché amano troppo i loro soldi. Ammesso che il petrolio finisca o non finisca, perché non iniziare a investire in altro? Se la crisi economica dovesse portare alla rovina di qualche ricchissimo texano ve ne importerebbe sul serio qualcosa?
Concludo con una considerazione dell'opinionista che ha scritto l'articolo seguente di cui consiglio vivamente la lettura:
da "Comment: Why people don't act on climate change "
.....poiché le persone tendono a dar più fiducia a coloro che sembrano condividere i loro stessi valori e comprendere i loro bisogni, è essenziale allargare la gamma delle voci che parlano di cambiamenti climatici - anche se questo dovesse significare
per gli esperti del clima perdere parte del controllo per incoraggiare altri che sono "comunicatori migliori" di parlare in loro vece.

Detto in parole povere, la scienza va "comunicata" e non è banale. Un ricercatore può trovarsi nella condizione di avere un sacco di dati in mano ma di non poter convincere nessuno perché quello che dice non è bello, non è auspicabile e perciò non è condivisibile. Arriva invece uno, che parla e scrive benissimo, che sa cosa deve dire per risultare simpatico e diventa un uomo "credibile" e di scienza.
Più in là continuerò questo discorso, adesso smetto perché il caldo è davvero insopportabile, ma magari è solo un impressione, dato che c'è chi afferma che negli ultimi dieci o vent'anni le temperature si sono abbassate.

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