giovedì 11 giugno 2009

Può un robot predire le tue intenzioni?

Secondo alcuni ricercatori europei, nel campo della robotica e delle scienze cognitive, è possibile.
Essi affermano di essere riusciti a creare un robot che, in alcuni casi, arriva ad anticipare le possibili azioni o domande del suo partner umano. Ciò dovrebbe renderlo molto più naturale nella conversazione.

E' quello che in un certo senso, può essere definito come "intuito". Quante volte in una normale discussione sappiamo benissimo dove vuole arrivare il nostro amico.

Certo, i robots pensanti dei film di fantascienza sono ancora molto distanti da quelli attuali, ma comunque si è fatto un notevole passo avanti.
I robot, da semplici automi che obbediscono alle nostre istruzioni, potrebbero diventare una sorta di compagni, atti a tenere una conversazione, a fare delle domande e ad anticipare i desideri dell'interlocutore.

Il progetto, siglato come JAST (vedi articolo) è portato avanti da una squadra di esperti in diversi settori. In questo campo di ricerca bisogna, in primo luogo, analizzare nel dettaglio il "processo cognitivo", che sta alla base dello svolgimento delle azioni quotidiane e nella presa di determinate decisioni.

Gli scienziati hanno fatto notare come una tipologia di neuroni, i "mirror neurons", si accendono quando si osserva un'attività.
Questi neuroni ragionano come se "stessero mimando" l'attività che vedono; in poche parole, "si impara copiando".

I robots JAST sono stati costruiti con un sistema che incorpora queste due capacità: quella di osservazione e quella di "risonanza".
In seguito sono stati testati in due situazioni differenti: in uno scenario il robot interpretava il ruolo di un insegnante, nell'altro teneva una conversazione alla pari con un uomo.
E fino a un certo punto l'esperimento ha funzionato! Il robot imparava qualcosa dalle situazioni che viveva, arrivando a controbattere e a pretendere chiarificazioni dalle persone ferme su posizioni ambigue.

Le differenze di questi robots rispetto ad altri stanno tutte nella loro complessa architettura neurale adatta al "processo di risonanza", che li porta ad un livello cognitivo superiore.

Ma questo non significa che sono già pronti per "conversazioni da salotto", su questo punto bisogna andare con i piedi di piombo. Forse, un giorno, prenderanno l'iniziativa di invitarci a cena.

Fonte: Science Daily

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