giovedì 4 giugno 2009

Breve storia della fantascienza


Applicai intorno al mio corpo una gran quantità di ampolle piene di rugiada; il calore del Sole, attraendo la rugiada, sollevò anche me, fino a quando mi trovai in cima alle montagne. Però dato che la forza di attrazione mi faceva salire troppo rapidamente, decisi di rompere le ampolle una dopo l’altra per poter discendere più in basso.
Cyrano de Bergerac


Continuiamo il nostro percorso nel mondo della scienza e della fantasia. Il prossimo autore sul quale bisogna soffermarsi è Louis-Sébastien Mercier con il suo "An 2440" (1772) che narra della vita in un lontano futuro, e poi bisogna citare due romanzi ben noti al grande pubblico: "I viaggi di Gulliver" di Jonathan Swift (1726) e "Il viaggio sotterraneo" di Niels Klim di Ludvig Holberg (1741).
La prossima data è 1816, in cui uno scrittore tedesco, E.T.A. Hoffmann racconta la storia de "L'uomo di sabbia (The Sandman)", un automa in grado di danzare da solo.
A questo punto ci dobbiamo soffermare su un altro tema fondamentale della fantascienza: gli automi o meglio ancora i robot.

Sebbene la parola Robot appaia per la prima volta in R.U.R. (1921) di Karel Capek, Sandro Pergameno, nel suo saggio che apre "l'antologia Robotica", ricorda alcuni esempi risalenti alla storia antica, che in un certo senso possono considerarsi degli antenati.
"Anubi, la cupa divinità egizia dei morti, il dio dall'aspetto di sciacallo, aveva la mascella sinistra mobile, e i sacerdoti che la facevano muovere parlavano con questo sistema e trasmettevano così le volontà divine. Abbiamo poi le statue di Tebe, che parlavano e muovevano le braccia; i simulacri di Heliopolis, capaci di scendere dal loro piedistallo; e ancora le statue della tradizione orientale, che, buttate in mare, sapevano tornare a riva da sole".
Troviamo ulteriori esempi nella mitologia greca, pensiamo agli Argonauti e al loro cane artificiale, alla leggenda di Dedalo e al mito di Efeso, anche se un vero e proprio "robot" lo troviamo a Creta. Il suo nome è Talos ed è un gigante di bronzo costruito dal re Minosse per difendere l'isola, in grado di scagliare macigni nel mare, ogni otto ore, per affondare eventuali navi nemiche.
Un altro antenato del robot è il "Golem" (sedicesimo secolo), trattasi di un uomo artificiale fatto di argilla che legge nel pensiero, originariamente nato a Praga da una leggenda ebrea che pare trovare spunto a sua volta dalle leggende di Virgilio (un arciere di bronzo capace di muoversi da solo e un serpente meccanico che mordeva la mano dei bugiardi).

Ma, a questo punto, arriviamo al 1818: una signora, di nome Mary Wollstonecraft Shelley, pubblica il suo Frankenstein, una vera e propria pietra miliare della fantascienza moderna. La figura dello "scienziato pazzo" è molto diffusa nella fantascienza e gli esempi sono numerosi; basta pensare a "L'uomo invisibile" oppure a "La mosca".
E poi, bisogna considerare che nell'ottocento si guardava agli scienziati con un certo timore, forse si dava loro un pò troppo potere, confondendoli quasi con degli "stregoni" capaci di resuscitare i morti.
Un libro un pò meno conosciuto della Shelley è L'ultimo uomo (The Last Man), che è a sua volta spesso citato come la prima vera storia di fantascienza.
In questo romanzo si immagina un mondo sterminato dalla peste, o meglio, che si è "autodistrutto" a causa dell'incapacità dell'uomo, e qui, dobbiamo ammettere che il cinema è pieno di film catastrofici che propongono questo argomento, possiamo citare "Io sono leggenda".


Fine II parte

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