sabato 9 maggio 2009

L'Hobbit

Una dettagliata analisi della struttura del piede sembra risolvere una volta per tutte la questione se i resti del cosiddetto "hobbit", rinvenuti nella caverna di Liang Bua sull'isola di Flores nel 2004, appartenessero a una specie a sé stante del genere Homo, ossia a un Homo floresiensis, o a un uomo moderno dalla struttura corporea patologica.
"Questi hobbit erano bipedi, ma camminavano in modo differente dall'uomo moderno. I loro piedi mostrano una combinazione di tratti simili a quelli umani e altri più primitivi, simili a quelli di Lucy", spiega William Harcourt-Smith, dell' American Museum of Natural History e coautore di un articolo che ha meritato la copertina di "Nature".
I resti dell' Homo floresiensis risalgono infatti a un periodo compreso fra i 90.000 e i 18.000 anni fa, e dunque a un epoca in cui era già presente e diffuso l'uomo moderno. Proprio questa circostanza, unita alla piccola statura e alle dimensioni del cranio, aveva sollevato un forte dibattito fra gli studiosi. Svariate ricerche recenti sul teschio, sulla faccia e sulle ossa del polso avevano in realtà già identificato caratteristiche insolitamente primitive nei resti, che li avvicinano notevolmente agli scimpanzé e agli australopitechi, suggerendo fortemente che quegli abitanti di Flores appartenessero a una popolazione di ominidi primitivi.
Ora, l'analisi dell'anatomia del piede sembra dare una risposta definitiva alla questione. Pur avendo una struttura da bipede, il piede dell' H. floresiensis è molto lungo rispetto agli arti, laddove quello dell'uomo moderno è relativamente più corto, circa la metà della lunghezza del femore. Indicazioni ancor più significative sono poi venute dallo scafoide, l'osso che più contribuisce alla formazione dell'arco plantare nell'uomo moderno, e che nello hobbit somiglia molto a quello delle grandi scimmie, privo di un marcato arco: un tratto che indica che l'H. floresiensis non era in grado di camminare in modo efficiente su lunghe distanze.
L'analisi dei ricercatori è stata completata da un confronto fra il reperto fossile e le strutture dei piede che si riscontrano in soggetti umani moderni affetti da varie patologie, come il nanismo ipofisario: in questi ultimi appaiono comunque conservati, a differenza di quanto avviene nello hobbit, i tratti caratteristici del piede moderno.

Fonte: lescienze.espresso.repubblica.it

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